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Migrante morto in mare sull’altare: “Voglio risvegliare le coscienze”

Una provocazione con l’intento di risvegliare coscienze assopite dal benessere e inclini all’indifferenza. E’ questo l’intento di una rappresentazione andata in scena a Palermo, in un luogo consacrato. Il luogo prescelto chiesa del Gesù, conosciuta anche come Casa Professa.

La figura del migrante è stata svelata giovedì scorso in occasione della Settimana Santa. E’ la rappresentazione di un uomo morto in mare, come se fosse stato tratto dall’acqua e adagiato lì sull’altare: le braccia penzoloni e il corpo senza vita, come riportato da La Repubblica. Un’immagine che stravolge l’iconografia tradizionale delle Pasqua per un messaggio che è anche politico, come è stata politica la sottolineatura della Via Crucis di Papa Bergoglio. “Vogliamo smuovere le coscienze su tematiche attuali” con queste parole spiega la rappresentazione padre Walter Bottaccio, gesuita – come Papa Francesco – rettore della chiesa di Casa Professa a Palermo – “Quello che attraversiamo  – aggiunge – è un momento molto particolare: stiamo addormentando le nostre coscienze”. Il gesuita entra più nel dettaglio facendo riferimento ad un tema molto dibattuto nelle ultime settimane dal mondo delle cooperative e dalle onlus: la diaria riconosciuta alle associazioni per l’assistenza ai migranti. Dice Bottaccio: “Non sono i migranti che ci tolgono il lavoro, anzi i famosi 35 euro non vanno ai migranti ma a coloro che lavorano nel terzo settore. La verità è che non sappiamo più discernere cosa è buono da cosa è male e non ci rendiamo conto che salvare persone in mare non è un atto cristiano, è prima di tutto un atto umano“.

La Chiesa di Bergoglio fa dunque quadrato sul tema dell’accoglienza, al punto che il Pontefice ha sottolineato la possibile valenza negativa della parola “migrante” che, da sola potrebbe finire con l’avere, a suo dire, un significato dispregiativo. Il manichino del migrante è stato realizzato dall’artista Vincenzo Maniscalco ed è stata disteso su un altare accanto a quello principale. Colpisce la bruttezza della rappresentazione, al di lù degli intenti, in un luogo dove l’Arte con la maiuscola appare in ogni dettaglio. Un’immagine sciatta, semplicistica e povera che finisce per apparire come segno di una strategia ricattatoria a buon mercato.

Non è certo la prima opera sul tema dei migranti che viene installata a Palermo. Nel 2017, è stato organizzato il presepe per i migranti nella chiesa dell’Olivella. Presenti alla cerimonia, tra gli altri, il sindaco Leoluca Orlando e l’allora sottosegretario alla Salute Davide Faraone che ha svolto un ruolo mediatico di primo piano durante la crisi della Nave Diciotti. In quel caso, il presepe allestito all’interno di una vecchia barca era stato dedicato all’accoglienza dei migranti e al ricordo di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano di 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum il 2 settembre 2015, come riportato da Palermo Today.

Fonti: La Repubblica, Palermo Today

 

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