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Crisi del latte in Sardegna: “Ci costa 80 centesimi al litro, pagano 60”

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Riversare il latte in strada è l’azione di protesta che stanno portando avanti centinaia di pastori sardi, che ieri a Montecitorio hanno richiesto che venisse finalmente dato loro un compenso adeguato al lavoro svolto.

Pastori sardi, protesta del latte - Leggilo

 

L’antico detto dice “inutile piangere sul latte versato”, ma in Sardegna il latte si versa eccome! Il motivo non è di certo banale, poiché gli allevatori denunciano un inappropriato prezzo di vendita del latte di pecora – di circa 60 centesimi a litro –  che non basterebbero loro per ricoprire i costi di produzione. “Per produrra un litro di latte ci vogliono ottanta centesimi. Se lo pafano sessanta come possiamo andare avanti? L’acqua costa meno” dicono i pastori.

Il prezzo d’acquisto è crollato in pochi anni: solo nel 2015 il costo era di cira 1.20 a litro. Il motivo? Il latte sardo viene utilizzato produrre il pecorino romano, il cui prezzo si è dimezzato negli ultimi 5 anni: da 10 euro a 5 euro a chilo. Ecco dunque che le aziende produttrici offrono ai pastori un prezzo drasticamente ridotto per le materie prime. Il crollo dei prezzi dipende anche dall’eccessiva produzione di percorino negli ultimi anni, con prodotti lasciati invenduti nei capannoni.

Nella protesta sono stati coinvolti sabato scorso anche i giocatori del Cagliari, con l’obiettivo di dare al problema una maggiore visibilità anche a livello internazionale. Nello stesso giorno è stato  anche preso d’assalto un caseificio nel Sassarese. Il latte, poi, riversato sulla statale 131, che mette in collegamento Cagliari e Sassari, e anche sulla statale 129 Nuoro-Macomer, ha creato non pochi disagi anche per quanto riguarda il blocco del traffico. Gli allevatori inoltre si assicurano che non vi siano tir o cisterne esterne che possano introdurre nella regione il latte e in questo modo sospendono anche la produzione del pecorino romano Dop.

Le loro richieste non possono più essere sottovalutate e pare ormai conclamata l’esigenza di rivedere i costi di produzione di questa materia prima. Ieri alcuni pastori sardi hanno portato la protesta anche a Montecitorio. Qui il Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio ha chiesto di sospendere questa protesta almeno fino al 21 febbraio, data in cui ci sarà un tavolo di filiera con il premier Giuseppe Conte. L’idea però non è stata neppure presa in considerazione anzi la “protesta del latte” continua e il presidente della Coldiretti Ettore Prandini rifiuta l’offerta e chiede che si agisca prima: “Noi chiediamo un prezzo di riconoscimento non inferiore a 1 euro più iva. Indietro non torniamo”.

Così anche il Movimento dei Pastori Sardi minaccia di bloccare le elezioni regionali, che si terranno il 24 febbraio, se non si troverà subito una soluzione. Lo stesso ministro dell’Interno Matteo Salvini cerca di rassicurare gli allevatori: “Lavoro per una soluzione entro 48 ore per restituire dignità e lavoro ai sardi“. E intanto convoca un tavolo per domani alle 15. Nel frattempo, però, si continua a protestare e creare disagi, che ormai interessano l’intera regione. Se non si dovesse trovare a breve una soluzione possiamo avere un’idea dei danni, considerando i dati che la Sardegna ha presentato nel 2018 per la prima volta: ogni anno la regione produce infatti circa 300 milioni di litri di latte.

 

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