Lavoro in nero, Tiziano Renzi diffida Le Iene: “Non vi azzardate a parlarne”

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Una lettera da parte del legale di Tiziano Renzi per bloccare tutto: Luca Mirco, l’avvocato dei genitori di Matteo Renzi, hanno inviato una diffida a Le Iene. L’intento è di impedire la messa in onda del servizio che dovrebbe raccontare le disavventure di alcune società appartenute a Renzi padre – che hanno dovuto affrontare contestazioni da parte di diversi dipendenti, talvolta immigrati, con accuse di lavoro in nero. Un tema politicamente molto in voga, nelle ultime settimane, dopo le inchieste da parte de Le Iene e di molta stampa mainstrean.

La trasmissione di Italia I evidentemente non vorrebbe essere accusata di aver puntato solo la famiglia Di Maio e tenta di assestare un colpo anche alla famiglia dell’ex premier. Iniziativa sbagliata su entrambi a nostro avviso. Renzi e Di Maio devono essere giudicati per quello che hanno combinato o combineranno nei loro ruoli istituzionali. Sul primo gli italiani un’idea se la sono fatta. Sulla famiglia Boschi il problema e diverso e l’ex ministro delle Riforme ha sbagliato misura e logica nel livido e puerile video messaggio contro Di Maio qualche giorno fa. Ma non si può chiedere a Maria Elena di sorprenderci con mosse avvedute, politicamente.

Questa mattina mentre andavo alla Messa sono stato fermato da un giornalista delle Iene, Filippo Roma. Ho risposto a…

Pubblicato da Tiziano Renzi su Venerdì 7 dicembre 2018

Nella diffida lo studio legale ha esplicitamente intimato alla trasmissione di non mandare in onda il reportage realizzato da Filippo Roma. L’inchiesta su Tiziano Renzi, che parte da un reportage di Giacomo Amadori e da La Verità sembra comunque che andrà in onda questa sera. Ma fino all’ultimo l’incertezza è d’obbligo e forse anche utile. Domenica ha vinto la famiglia Renzi, dopo si vedrà.

Tiziano Renzi aveva già battuto un colpo sulla questione, qualche giorno fa, attraverso un post su FB social, che usa con non meno dimestichezza del figlio senatore: post neanche troppo velati contro il Governo, usando metafore e frasi altrui. Forse un po’ adolescenziale, al punto da non sembrare gestito da lui, il profilo del buon Tiziano, ma ci sta. Venerdì scorso aveva pubblicato un lungo post dove ha raccontato la sua verità, evidentemente diversa da quella di Belpietro:

Questa mattina mentre andavo alla Messa sono stato fermato da un giornalista delle Iene, Filippo Roma. Ho risposto a tutte le domande, per oltre un’ora. Spero che le Iene siano corrette da mandare in onda tutte le risposte….”. Ha scritto Renzi Senior che evidentemente non aveva ancora valutato con i legali l’ipotesi della diffida. Tiziano fa il punto della situazione e ribadisce la propria verità. Teme, forse non senza ragione, che il taglio giornalistico del servizio – necessario, peraltro, vista la durata del colloquio – escluda alcuni passaggi importanti della propria autodifesa. Suddivide gli argomenti e scrive così:

Sono stato accusato di aver ricevuto otto condanne. Falso. Io non sono mai stato condannato (…) Ma io rispondo di me: non ho mai ricevuto nemmeno una condanna. Ho la fedina penale punita...” Sottolinea inoltre: “La nostra azienda ha una forte credibilità e un ottimo rating. Purtroppo la mia famiglia l’ha messa in vendita perché la visibilità negativa derivante da fake news e diffamazioni ci ha procurato un danno molto serio. E penso sia giusto tutelare i dipendenti“. Qui sembra che il destino tra l’azienda dei Di Maio e quella dei Renzi sia molto simile: vendute, o svendute perchè scomode. Ma Tiziano è convinto che le analogie si fermano qui. Il papà di Renzi cade – peccato veniale – nel facile argomento delle “fakenews“. Un falso argomento, caro al figlio e, più in generale alla Sinistra, quando si sente assediata dai fatti veri: “la butta in caciara” direbbe Alessandro Di Battista. Ma, notiamo, Tiziano Renzi non sembra alcuna necessità di usare una scusa così ridicola e banale come quella delle fakenews. Quando ha ritenuto circolassero affermazioni non veritiere si è rivolto al Tribunale di Firenze e ha vinto, come  contro il Fatto Quotidiano, per esempio. Quindi dire che vende l’azienda per colpa delle false notizie ci sembra un argomento fragile assai. E che suona falso, non ce ne voglia.

Sul lavoro in nero il padre dell’ex premier ha scritto: “Rispetto alle vicende di 22 anni fa denunciate dal signor Belpietro, – direttore de La Verità che ha pubblicato giorni fa l’indagine sui presunti lavoratori in nero – ho spiegato che chi vende i giornali viene pagato in contanti ma questo non significa essere pagato in nero. E che in sede di tribunale sarà per noi un piacere dimostrare la falsità delle squallide accuse ricevute. Noi abbiamo sempre pagato tutti i nostri strilloni tanto è vero che solo l’INPS ha azionato una richiesta per un diverso inquadramento contributivo, ma mai sul lavoro in nero“. Ad occhio e croce Maurizio Belpietro ha solo la colpa di aver fatto il suo mestiere e riportato quanto dicono due persone che lavoravano con i Renzi: non si capisce la doglianza, in questo caso. C’è poi il riferimento all’INPS e all’inquadramento retributivo che comunque è una mancanza, anche se al momento non è possibile capirne l’entità. E non risulta che i Renzi abbiamo consegnato tutti i documenti sul caso, per permettere di capire meglio e mettere il punto fine.

Sono stato accusato di costruzioni abusive – continua Tiziano e sottolineaFalso. Diciassette anni fa abbiamo ricevuto l’ordine di smontaggio di un tendone e siamo andati in causa con il Comune per quello. Ovviamente non abbiamo ricevuto nessuna condanna. Ho invitato le Iene a venire a vedere il tendone, in qualsiasi momento. Un tendone, svitabile come quelli delle Feste popolari in piazza“. Qui siamo dalle parti degli abusi edilizi contestati ai Di Maio, lamiera più o lamiera meno. Probabilmente accuse ridicole, come lo sono state quelle che hanno motivato il “sequestro” sul terreno della famiglia Di Maio. Irregolarità censurabili ma piuttosto banali.

Tiziano Renzi risponde infine all’accostamento fatto tra il caso delle sue società e le sventure accorse alla famiglia Di Maio: “Si tratta di un accostamento falso e diffamatorio. Fermo restando che mi dispiace per ciò che sta accadendo al padre di Di Maio, perché conosco come ci si sente a essere circondati dopo una vita nell’anonimato, devo precisare che: non ho pagato lavoratori in nero come ha confessato di aver fatto il padre di Di Maio, Non ho costruito case abusive o piscine e non ho chiesto condoni come ha confessato di aver fatto il padre di Di Maio. Non ho cartelle di Equitalia come ha confessato di avere il padre di Di Maio. Non ho mai avuto la necessità di ricorrere ai miei figli come prestanome come mi sembra – questa è una mia opinione – abbia fatto il padre di Di Maio. Dunque respingo con forza ogni accostamento. Capisco che si voglia far provare a dire che sono tutti uguali, però la differenza è chiara (…) Trovo incredibile che si debba mettere tutti sullo stesso piano (…)  io non sono come il padre di Di Maio. E chi continua nell’accostamento ne risponderà in tribunale”-

Diciamo che è la parte meno convincente e in alcuni momenti anche meschina, della difesa di Renzi senior. E’ vero che Antonio Di Maio ha ammesso pagamenti in nero – regolarizzati prima dello scandalo, sembra – ma, poiché la questione dei presunti pagamenti in nero sulle società dei Renzi non è ancora stata accertata, qualcuno potrebbe dire che la differenza tra Antonio Di Maio e Tiziano Renzi è che uno ha ammesso le proprie colpe, l’altro no. Il padre dell’ex premier potrebbe dire la verità o mentire, il giudizio è prematuro. Certo l’argomentazione di Renzi senior sul punto appare scorretta o quantomeno poco lineare. Anche il riferimento ai condoni appare inopportuno da parte di Renzi senior,  prima di tutto perchè se  l’abuso edilizio se condonato – quindi sanato – non dovrebbe essere oggetto di polemica, nè di speculazione,  sopratutto se riguardava, come sembra, irregolarità risalenti ai primi anni 60 del secolo scorso. Se Repubblica fa inchieste ridicole sulla casa di famiglia dei Di Maio non diventano più intelligenti sulla bocca di Renzi padre. Meschino  il riferimento ad Equitalia e alle cartelle: sventura capitata a un’infinità di italiani, anche perchè governati spesso da una schiera di perfetti imbecilli, spesso figli di papà, sbruffoni e incapaci, sopratutto di politiche fiscali decenti. Il post si conclude quindi in modo sgarbato inutilmente offensivo verso una altro padre, proprio da parte di chi si mostra suscettibile riguardo al proprio nome. Un post che Tiziano Renzi deve aver ritenuto inadeguato per difendersi dalle Iene. Ecco allora la lettera dell’avvocato, per bloccare tutto.

Non sono i Di Maio, loro, che rispondono.

ANDREA SANTONI (EX DIPENDENTE) SMENTISCE TIZIANO RENZI Ci sono due versioni sulla questione del lavoro nero nelle aziende della galassia di Tiziano Renzi nei decenni passati. La prima è quella del padre dell’ex premier, fatta propria del figlio: tutto in regola, nessuna violazione contributiva. Nessuna traccia di lavoro nero. (“Erano pagamenti in contanti, NON in nero”). La seconda versione viene da un signore che vive a Londra e fa lo chef. A Radio Capital ha detto che stima Matteo Renzi (“se volesse fare il Papa ci riuscirebbe”) e sopporta poco il M5S (“Io Luigi Di Maio lo odio”). Più di venti anni fa faceva lo strillone per Tiziano e Matteo. Lo ha scovato La Verità e con aria scanzonata ha raccontato come funzionava la distribuzione dei giornali da parte dell’azienda dei Renzi. Matteo in persona, allora 22enne (lui stesso probabilmente in nero visto che all’Inps non risultano contributi fino al 1999), arrivava nel parcheggio della stazione con il suo furgone carico di giornali. Li consegnava agli strilloni che dovevano coprire ciascuno un incrocio.Poi al mattino dopo lo strillone consegnava la busta con i contanti incassati a Matteo o a Tiziano. Santoni a La Verità ha raccontato che la paga era in nero. Niente tasse. Niente contributi.L’antefatto è noto: Tiziano Renzi ha postato un commento beffardo nel quale chiede “cortesemente di non essere accostato a personaggi come il signor Antonio Di Maio. (…) non ho dipendenti in nero, non dichiaro 88 euro di tasse”. In quei giorni le Iene e il Pd al seguito incalzavano Di Maio chiedendo se avesse lavorato in nero per l’azienda del padre. Poi Luigi Di Maio ha pubblicato i contratti e i contributi, Il Fatto ha pubblicato invece l’attestato con i versamenti Inps di Matteo Renzi (che partono solo nel 1999) per sottolineare la disparità di trattamento dei media. E tutti si sono girati dall’altra parte.A quel punto La Verità ha raccolto il racconto di Andrea Santoni. I Renzi allora hanno annunciato querela e il Babbo ha scritto su Facebook: “I ragazzi che distribuivano i quotidiani erano pagati cash perché trattenevano il loro compenso da ciò che incassavano con la vendita dei quotidiani ma poi ovviamente l’azienda provvedeva al pagamento delle tasse come previsto dalla legge. Era pagamento in contanti, NON in nero”.Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a Radio Capital hanno letto a Santoni la replica e lo chef si è fatto una risata. “Mai pagato contributi. Mai firmato niente. Matteo Renzi non mi ha mai parlato di contratti era tutto a nero, aumma aumma. Andava bene a lui – ha premesso – e anche a me. Se paghi le tasse dovrai firmare qualcosa? Io non ho mai firmato nulla”

Pubblicato da Governo di Svolta – M5S e PD su Giovedì 6 dicembre 2018

Fonti: Le Iene, Facebook Tiziano Renzi, Radio Capital

 

 

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