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Maria Elena Boschi “Ho il culo in faccia? Vergognati fascista, tu e tuo padre” – VIDEO

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Hanno la faccia come il culo“. Così’ Alessandro di Battista parlando di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi nel corso nella polemica sull’affare Di Maio. Lei, Elena, non l’ha presa bene e parla di “volgarità” da parte dell’ex deputato del Movimento 5 Stelle dopo le parole pronunciate in difesa del viceministro.

E replica con un post su Facebook: “Leggendo le volgarità di Alessandro Di Battista capisco che in famiglia il fascista non è solo suo padre”. Secondo Maria Elena Boschi, “la verità è semplice: hanno scaricato quintali di fango su di me per mio padre, che non è mai stato condannato. E adesso giustificano chi sfrutta il lavoro in nero e fa i condoni”, dice riferendosi ancora alla questione del padre di Luigi Di Maio, da cui è nato lo scontro a distanza con Alessandro Di Battista. Ad aprire le ostilità con provocazioni ed insulti era stata proprio lei, l’ex Ministro della riforma costituzionale fallita, non troppo apprezzata nella sua Arezzo e non per colpa dell’odiato Luigi. L’eterna single Maria Elena si è rivolta a Di Maio scopiazzando da alunna diligente, ma priva di personalità, il pessimo esempio del maestro di scempiaggine verbale, Roberto Saviano. Lui parla di Matteo Salvini come del “Ministro delle Mala” lei, la Maria Elena Boschi, ha iniziato il suo video messaggio rivolgendosi a Di Maio così: “Ministro del lavoro nero” ha detto. Stile vergognoso, nascosto in un’educazione di maniera perchè,  a proposto di facce, la Boschi non ha abbastanza faccia tosta e creatività per tentare un atteggiamento da oracolo, in stile Saviano.

E’ l’infantilismo la condanna di questa Sinistra, eredità pesantissima che la breve era Renzi lascia. Una perdita di credibilità che i video messaggi della Boschi e le frequenti sortite dell’ex premier sui social aggravano. Sembrano parlare con la logica ed il linguaggio dei bambini, i due, forse perchè in cuor loro sanno che hanno argomenti che potrebbero convincere solo i bambini. Quelli ottusi. Perchè un ragazzino che sa leggere, scrivere e far di conto certo è in grado di capire che una cosa sono 4 manovali in nero e 4 manufatti, altro è il fallimento di una banca, la Etruria, e il dissesto che ha creato su un intero territorio. Anche i bambini capiscono che Luigi Di Maio non ha responsabilità sugli errori paterni, che il leader pentastellato non era Ministro delle Riforme quando i fatti accadevano e non faceva il giro dei potenti cercando di intercedere a favore della banca dove sedeva suo padre. Un’iniziativa umanamente comprensibile, certo, e penalmente non rilevante, anche, ma che non ti permette di fare video messaggi da bambina affranta a chi quel comportamento non l’ha tenuto.

Sono due storie non paragonabili, se non per il fatto che riguardano le famiglie di due politici in vista. Ma le analogie si fermano qui. Qualche danno Banca Etruria l’ha prodotto. Ci sarà pure una ragione se nelle ultime elezioni la Boschi non è stata candidata dal PD ad Arezzo.

Maria Elena Boschi si rivolge anche al M5s: “Hanno fatto una campagna contro di me basata sulle fake news e adesso che la verità viene a galla passano agli insulti. Se vogliamo parlare dei figli, confrontiamoci sulla politica. Se vogliamo parlare dei padri, mio padre non è stato condannato mentre il padre di Di Battista è e rimane un fascista. E si vede”.

A proposito di educazione ed insulti, appunto. E su Twitter la bambina ferita insiste: “Dopo le fake news, gli insulti. Vergogna”. Parole a vanvera e a sproposito, con la facile uscita di sicurezza rappresentata dalla parola “fakenews” ormai diventata l’exit strategy dell’intera Sinistra ogni volta che, direbbe il rude Di Battista, “la vuole buttare in caciara“. Banca Etruria e le famiglie rovinate non erano fakenews. Erano fakenews gli allarmi della Sinistra sulla pretesa emergenza umanitaria della Nave Diciotti dove la Boschi andò a fare la crocerossina e la morale agli italiani, fascisti perchè non avevano votato PD. Poche ore dopo era a fare selfie alle isole Eolie. Vergogna.

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Ieri sono stata con altri colleghi sulla nave Diciotti ferma a Catania da ormai 5 giorni. La Diciotti non è una nave ospedale e tantomeno una nave da crociera. Salva vite umane, naufraghi e poi li fa scendere in un porto sicuro. Non si possono lasciare 150 persone per 10 giorni a vivere, mangiare e dormire sul ponte della nave che piova o ci sia il sole. 150 uomini e donne stremati da mesi e mesi di viaggio nel deserto, prigionia, violenze di ogni tipo. A tutti quelli che vivono di odio, specie sui social, vorrei rivolgere un appello. Se solo poteste ascoltare un minuto la storia di una ragazza in fuga dall’Eritrea da due anni. Prigioniera per mesi nei lager. Violentata dai suoi aguzzini. Se solo poteste ascoltarla, come abbiamo fatto noi ieri salendo a bordo della #Diciotti, voi sareste i primi a chiedere di farla scendere in Italia perché l’Italia conosce l’umanità. Perché noi siamo diversi dai barbari. Restiamo umani, vi prego. Diciamo tutti insieme al Governo: #fateliscendere. E diciamo grazie agli straordinari membri italiani dell’equipaggio della Guardia Costiera, il primo equipaggio della storia sequestrato da un post Facebook del PROPRIO Governo. #catania #diciotti #governo #umanità #diritti

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