Home Politica Estera Salvini alla Francia: “Sui migranti fate schifo, davvero”

Salvini alla Francia: “Sui migranti fate schifo, davvero”

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Il termine “vomitevole” ormai è diventato universale. Prima è stato il Presidente francese Emmanuel Macron a pronunciarlo in riferimento al comportamento italiano sulla chiusura  dei porti, ora è il vice premier Matteo Salvini a definire in questo modo la  Francia in relazione al caso Claviere.


Di che cosa stiamo parlando? I fatti: a Claviere, in Val Di Susa, alcuni  giorni fa una pattuglia della Gendarmeria francese del dipartimento Haute Alpes ha sconfinato per qualche chilometro in Italia mentre riaccompagnava due migranti alla frontiera. Il loro veicolo è arrivato fino al tunnel di Cesana, ovvero almeno tre o quattro chilometri oltre il confino franco italiano. Si tratta certamente di una violazione, ma Parigi ha fatto sapere che i poliziotti hanno sbagliato strada e che anche la polizia di Bardonecchia era stata informata della riconsegna.

Caso archiviato quindi? Neanche per sogno, visto che Salvini ha respinto le scuse al mittente e ha ulteriormente rincarato la dose: “Abbandonare degli immigrati in un bosco italiano non può essere considerato un errore o un incidente. Quanto successo a Claviere è un’offesa senza precedenti nei confronti del nostro Paese, e mi chiedo se gli organismi internazionali, a partire dall’Onu fino all’Europa, non trovino “VOMITEVOLE” lasciare delle persone in una zona isolata, senza assistenza e senza segnalazioni. Chi erano questi immigrati? Da dove venivano? Perché sono stati abbandonati? E ancora: per la civile Parigi è normale scaricare delle persone nei boschi? Perché i francesi parlano di “gendarmi che non conoscevano la strada”, se poi il furgone è rientrato nel proprio paese a gran velocità e senza esitazioni? Andremo fino in fondo. Siamo di fronte a una vergogna internazionale, e il signor Macron non può far finta di nulla.
Non accettiamo le scuse”.

Matteo Salvini ha fatto sapere che ci sono ben 48mila respingimenti da parte francese verso l’Italia: un dato che secondo il vice premier conferma l’ipocrisia della Francia che pretende di dare lezioni all’Italia in tema di emigrazione, quando poi si comporta allo stesso modo. Dall’altra parte però lo stesso episodio viene letto in maniera diametralmente opposta: secondo la stampa francese infatti, sarebbero i quotidiani tentativi di attraversare illegalmente il confine a confermare il fatto che le autorità italiane vogliono scaricare il problema ai vicini. A testimonianza però che questi clandestini vengano in qualche modo “scaricati” in Italia ci sono le parole del giornalista freelance Maurizio Pagliassotti, testimone non solo del caso Claviere.

Durante la trasmissione “L’aria che tira” su La7, ha infatti ribadito che si tratta di una sorta di prassi quella di sconfinare nel confine italiano: “Io sono testimone diretto che la scorsa primavera a Bardonecchia il viavai delle camionette francesi era di una all’ora”. E poi ha aggiunto un altro dettaglio: “Io quando filmavo questi scarichi venivo invitato dalla gendarmerie a mostrare i documenti. In Italia”. In sostanza i francesi chiedevano i documenti ad un giornalista italiano in territorio nazionale.

Myrta Merlino, la conduttrice, ha esclamato sbalordita: “È una cosa gravissima, abnorme”, a cui ha fatto eco Alessandra Mussolini: “L’Europa deve chiamare Emmanuel Macron in aula a chiarire, a rispondere di questo”. Pagliassotti ha però continuato:  “Il confine è fortemente militarizzato sul lato francese, completamente libero sul versante italiano dove non c’è guardia. Dalla parte francese vanno a cercare gli immigrati che cercano di passare, sono vere e proprie ronde”.

Ronde  o non ronde, la Francia – come la Svizzera, l’Austria e altri Paesi dell’Unione europea – applica alla lettera il trattato di Dublino che consente di rispedire in Italia chiunque non abbia terminato la procedura di riconoscimento dell’asilo politico o chi arriva alla frontiera senza documenti o tenti di attraversarla clandestinamente. L’Italia interpreta questa applicazione come una chiusura e quindi il braccio di ferro è appena incominciato.