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Riace, il sindaco già indagato un anno fa per irregolarità. Ma non fu un caso politico

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Il sindaco di Riace Domenico Lucano è stato arrestato e ora si trova agli arresti domiciliari per immigrazione clandestina. Le reazioni del mondo politico e non solo sono state diverse, visto che – se Matteo Salvini aveva definito il primo cittadino uno “zero” – in molti avevano invece applaudito al modello della città sull’integrazione con gli immigrati, uno su tutti Roberto Saviano.


Ed è stato proprio lo scrittore di “Gomorra” ad andarci giù pesante, pubblicando una foto sul suo profilo Facebook in cui abbraccia proprio Lucano. Sostiene che con il suo arresto ormai l’Italia non sia più una democrazia:  “La verità è che nelle azioni di Mimmo Lucano non c’è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile. Disobbedienza civile: questa è l’unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti. Perché tutti abbiamo il diritto di vivere una condizione di pace sociale, tutti abbiamo il diritto di vivere senza cercare colpevoli, e se il Ministro della Mala Vita, Matteo Salvini, ha subito individuato in Mimmo Lucano un nemico da abbattere, il Pd non ha mai compreso che se davvero voleva ripartire da qualche parte per ritrovare un barlume di credibilità (ora è troppo tardi), avrebbe dovuto farlo da Riace, da Mimmo Lucano”.

Alcune voci fuori dal coro ci sono, come quella del giornalista Franco Bechis che non è assolutamente d’accordo con le parole usate da Saviano come ha scritto su Twitter:  “Caro Roberto Saviano, i domiciliari al sindaco di Riace, Mimmo Lucano sarebbero discutibili se relativi alla violazione – dichiarata – delle leggi sulla immigrazione, atto di disobbedienza civile. Per un bando pubblico truccato, no. Il tuo senso della legalità fa un po’ acqua…”

Già due anni fa, le prime ispezioni della Prefettura, evidenziavano “anomalie nel funzionamento del sistema”.

Sotto la lente era finito il rapporto tra il Comune e le sei cooperative che gestiscono, senza aver vinto una gara pubblica ma solo attraverso delle convenzioni, i quasi due milioni di euro all’anno che finiscono a Riace per l’accoglienza. Nella relazione, inoltre, si puntava il dito sugli affitti delle case per i migranti. Gli immobili, a parere degli ispettori, avrebbero avuto canoni superiori alla media del mercato locale e apparterrebbero in molti casi a parenti di soci delle cooperative. Sospetti si ebbero anche sulla gestione dei bonus, ossia dei soldi che gli ospiti ricevono mensilmente, la relazione parla di «scarsa chiarezza nelle fatturazioni».

Il Ministero dell’Interno – non guidato da Salvini, allora – aveva bloccato i fondi per le borse lavoro e le altri iniziative pro-immigrati. Cominciavano le indagini sul primo cittadino. E nel 2017 – quando ancora non era in carica questo Governo – il sindaco finì formalmente indagato per procedure illecite per i bonus e per le borse lavoro alla base del ‘sistema Riace’.  La Procura di Locri aveva iscritto nel libro degli indagati sia Lucano sia Fernando Antonio Capone, presidente di ‘Città futura’, la prima associazione nata nel paesino, che oggi coordina tutti i progetti in corso. Le accuse erano di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Ue, concussione e abuso d’ufficio, in concorso. Il motivo riguardava in partcolare le presunte irregolarità sulla gestione dei bonus e delle borse lavoro, per utilizzare in modo diverso i 35 euro giornalieri erogati dallo Stato per la presa in carico di ogni immigrato. Gli esiti di una prima ispezione erano stati ampiamente negativi, ma il sollievo era durato poco visto che dopo gli è arrivato l’avviso di garanzia. I fatti sono fatti, nessuna congettura. Saviano

In tanti però continuano a difendere il sindaco – considerato da “Fortune” come una delle persone più influenti del mondo – come ad  Beppe Fiorello, che aveva interpretato proprio la figura del primo cittadino nella fiction “Tutto il mondo è paese”, la cui messa in onda è stata bloccata da Viale Mazzini pare proprio per le indagini su Lucano.