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Fatture sospette per 140.000 euro, i Renzi a giudizio. Tiziano: “Felice di essere processato”

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Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex presidente del Consiglio, sono stati rinviati a giudizio. L’accusa imputa loro di aver preteso il pagamento di consulenze mai effettuate, tramite l’emissione di fatture false.  La prima udienza avverrà il 4 marzo 2019: ad un anno esatto dal tracollo elettorale del PD, avvenuto il 4 marzo 2018, un evento che ha segnato il futuro politico del figlio dopo la prima durissima battuta d’arresto del 4 dicembre 2016 quando Matteo Renzi perse – malamente – il referendum Costituzionale a cui aveva, in un primo momento, legato il suo destino. Per il PD è stato un rapido declino. Qualcuno parla di un partito che si aggirerebbe ora intorno al 4%.  I follower di Matteo, non ancora estinti, bravi, ben organizzati, sono pronti a bollare la voce come fakenews e a commentare con la parolina di comodo questa e ogni altra notizia non gradita. Facciano pure. Sia come sia, i tempi del 40% di consensi sono lontani. Questo accade quando dopo un’ascesa vertiginosa al fatidico 4 aggiungi 4 anni di molte parole e credibilità ridotta a zero, o quasi. Ma sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i genitori Matteo Renzi non c’entra, è giusto dirlo. Era già premier al tempo dei fatti contestati, e questo può aver cambiato molte cose, ma senza nessun interferenza da parte sua. E un rinvio a giudizio non è una sentenza di condanna, è bene ricordarlo.

Con il padre e la madre di Matteo il gup del Tribunale di Firenze Silvia Romeo ha disposto il processo per Luigi Dagostino, l’imprenditore degli outlet del lusso che avrebbe aiutato la coppia ad incassare somme non dovute. Dagostino si trova attualmente agli arresti domiciliari per un’altra inchiesta, anche questa realtiva a fatture false.

Quando emersero le prime notizie sull’inchiesta, Tiziano Renzi padre dell’ex premier, firmandola, comprò una pagina del Quotidiano Nazionale in cui scriveva di essere stano della fuga di notizie sul caso, di non voler più rispondere ai PM e di voler essere processato nelle aule dei Tribunali e non più sui giornali. “Stop allo stillicidio, chiedo di essere processato’ riportava il titolo dell’inserzione a pagamento, in cui dichiarava la propria innocenza: “Basta” ai processi sui giornali, disse,  “per il nome che porto“. Commenta così oggi l’avvocato Federico Bagattini difensore dei Renzi:  «Il processo era una decisione scontata da quando abbiamo scelto di chiederlo vogliamo difenderci in aula e non nel tritacarne mediatico».

Secondo l’inchiesta dei PM Luca Turco e Christine Von Bornes le fatture false sono due, una da 20 mila euro più Iva emessa dalla società Party, di cui Laura Bovoli, la mamma di Renzi, era amministratrice e Tiziano Renzi, il padre, amministratore di fatto, e un’altra da 140 mila euro più Iva presentata dalla Eventi 6, altra società dei coniugi Renzi. I fatti risalgono al 2015.  Secondo la procura le fatture furono emesse per consulenze commissionate dalla Tramor, allora guidata da Luigi Dagostino, che lavorava all’ampliamento dell’outlet The Mall, in provincia di Firenze. Una consulenza riguardava l’aumento dell’offerta «food» nell’outlet, e l’altra l’elaborazione di strategie per attrarre turisti asiatici. Nelle indagini i PM e la Guardia di Finanza che ha eseguito le indagini non hanno trovato riscontri convincenti all’oggetto del prezzo. Quegli studi non ci sarebbero mai stati, ma i pagamenti sì. I PM lamentano di non aver mai rinvenuto né l’incarico alle due società dei Renzi né le consulenze stesse. Circostanza che sarebbe confermata dal fatto che le due fatture, pur iscritte iscritte a bilancio della Tramor, furono annullate dalla Tramor stessa che si è costituita parte civile nel processo contro i Renzi. Per i difensori dei Renzi «le fatture ci sono, sono state regolarmente pagate». Per Alessandro Traversi, avvocato di Dagostino, le consulenze furono correttamente eseguite: il progetto presentato da Party e da Eventi 6 c’era, anche se Dagostino avrebbe pagato una cifra più alta.

Luigi Dagostino era in una condizione di “sudditanza psicologica” – come detto dallo stesso imprenditore in un’intercettazione – nei confronti di Tiziano Renzi: per questo motivo non avrebbe trattato sul prezzo, pagando una cifra di fatto eccessiva rispetto alle consulenze richieste che sarebbero però state realmente effettuate dalle aziende dei Renzi. È quanto sostenuto in una memoria difensiva presentata al gup proprio dai legali di Tiziano Renzi e della moglie Laura Bovoli. Sempre secondo quanto riportato nella memoria dei coniugi Renzi, in un’intercettazione Dagostino si lamenterebbe del fatto che le consulenze richieste alle ditte dei Renzi valevano “al massimo 50 60 mila euro 70…”, ammettendo implicitamente che fossero state eseguite.

Per l’accusa invece Luigi Dagostino, pur non essendo più amministratore della Tramor srl, avrebbe indotto in errore il manager che gli era succeduto, sollecitando il pagamento dei 140.000 più Iva ai coniugi Renzi. Dagostino avrebbe attestato la fondatezza e la veridicità delle fatture contabile cosicché venissero pagate con urgenza. Il nuovo amministratore della Tramor, scoperta la falsità delle fatture, le avrebbe fatte cancellare dalla dichiarazione dei redditi dell’azienda attraverso un ravvedimento operoso con l’Agenzia delle Entrate, pagando la relativa penale. Secondo i legali dei Renzi, invece, la società non avrebbe annullato le fatture, limitandosi in via cautelativa a considerarne i relativi costi non come inesistenti ma come indeducibili ai fini fiscali.