Home Cronaca Denunciato il PM che ha indagato Salvini: “Ha commesso 4 errori”

Denunciato il PM che ha indagato Salvini: “Ha commesso 4 errori”

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Errori ed orrori. Ognuno li imputa all’altro. Ci sono i presunti orrori sulla nave Diciotti e i 4 possibili errori di valutazione da parte del PM che ha indagato il Ministro dell’interno. Errori giuridici ed errori di opportunità. Tutto nasce da un’ispezione sulla nave e da una serie di dichiarazioni, forse premature, che potrebbero costare qualcosa, o molto, a chi le ha pronunciate.

«La politica e l’alta amministrazione sono libere di prendere le scelte che ritengono opportune. Alla magistratura resta la valutazione giuridica di quanto avviene, su sfere e ambiti diversi. Io non posso interferire nelle scelte operative dei ministri anche perché eventuali valutazioni penali sarebbero di competenza del Tribunale dai ministri. Quindi, nessuna interferenza nei confronti della politica. Ovviamente qualsiasi limitazione della libertà personale deve fare i conti con norme e regole della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, della Costituzione, del Codice penale e del Codice di procedura penale. Non si scappa». Sono state le dichiarazioni di Luigi Patronaggio procuratore capo di Agrigento, intervistato dopo l’ispezione sulla Nave Diciotti. L’iniziativa del magistrato è sfociata in una sequela di accuse: abuso d’ufficio; omissione d’atti d’ufficio, arresto illegale, sequestro di persona semplice, sequestro di persona a scopo di coazione. Gli atti dell’indagine preliminare sono stati trasmessi alla Procura di Palermo. Questa entro quindici giorni dovrà trasmettere una relazione al Tribunale dei Ministri che, secondo la competenza per territorio, per questo procedimento è costituito in seno al Tribunale di Palermo.Il Tribunale dei Ministri nel termine di 90 giorni, prorogabile di altri 60, potrà, o ordinare l’archiviazione del procedimento, o disporre il giudizio. In questo caso occorrerà che il Senato della Repubblica si pronunci sulla autorizzazione a procedere. Senza, tutto finirebbe lì. Concessa l’autorizzazione, si avvierebbe il processo.

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Questa è la parte  dell’indagine che riguarda il Ministero. Ma cìè anche l’indagine richiesta a carico del PM Luigi Patronaggio. L’iniziativa parte da Gianni Alemanno. Nell’esposto depositato presso la competente Procura di Caltanissetta dal leader del Movimento Sovranista si chiede alla Magistratura di accertare “eventuali comportamenti scorretti o illegittimi posti in essere dalla Procura di Agrigento”. Tra le ipotesi di reato c’è “Attentato contro i diritti politici del cittadino” previsto dall’articolo 294 del codice penale. Si ipotizza a carico del magistrato anche la “Violenza o minaccia ad un corpo politico” prevista dall’articolo 338 del codice penale, l’“Usurpazione di funzioni pubbliche”  reato indicato nell’articolo 347 dello stesso codice e, infine, il reato previsto dall’articolo 326  ossia la“Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio”

Noi non vogliamo difendere Matteo Salvini – specifica Alemanno – ma vogliamo difendere il nostro diritto di elettori a veder rispettato un mandato elettorale ben preciso: Salvini e la Lega hanno ottenuto voti promettendo di bloccare i flussi migratori, il contratto di governo che è stato votato dal parlamento recepisce questo impegno, ed è giusto che il ministro degli Interni vada avanti su questa strada”. Ecco, allora, perché la prima ipotesi di reato citata nella denuncia è proprio quella di “attentato ai diritti politici dei cittadini”.

L’aver preannunciato le eventuali conseguenze giudiziarie di un atto, invece, squisitamente politico “potrebbe concretare gli estremi dell’avvertimento esplicito o della velata minaccia”, spiega l’avvocato del Movimento, Domenico Naccari. Quindi l’usurpazione di pubbliche funzioni “quantomeno nella forma del tentativo” poiché “avendo dato comunicazione dei nominativi iscritti nel registro degli indagati, prima dell’autorizzazione all’ingresso nel territorio dello Stato dei migranti della Diciotti, la Procura potrebbe aver contribuito a determinare il via libera allo sbarco, usurpando una prerogativa non sua”. Infine c’è la Rivelazione dei segreti d’ufficio: “il solo fatto di aver rivelato nel corso delle indagini i nomi degli indagati con specificazione delle gravi e infamanti notizie di reato a loro carico potrebbe configurare la violazione del segreto istruttorio” – spiega il difensore.

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Adesso, spetta al Procuratore della Repubblica di Caltanissetta verificare la fondatezza delle accuse mosse da Gianni Alemanno. Certo, salva la buona fede del magistrato, rimane la perplessità sul modo e sui tempi dell’iniziativa e sopratutto sulle reciproche competenze. Resta la sensazione di un ammonimento e di veto, non si sa quanto volontario – in tal caso sembrerebbe non dissimile da un ricatto – sulle future scelte operative del Ministro. Dinanzi ad una nave piena di migranti irregolari che vogliono sbarcare, cosa dovrebbe fare un Ministro della Repubblica, chiedere il parere vincolante della Procura? Egli deve riferire in Tribunale o in Parlamento?

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