Home Politica “Il Ministero per tutelare la disabilità? Una grave discriminazione verso i disabili”

“Il Ministero per tutelare la disabilità? Una grave discriminazione verso i disabili”

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Qualche problema di riposizionamento l’ex Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi sembra averlo. Renziana di ferro, dopo la sconfitta al referendum costituzionale al quale aveva dedicato tutta se stessa sembrava destinata ad un addio. Perchè lo aveva promesso. Annunciando che in caso di vittoria del No avrebbe lasciato la politica, come fece prima di lei lo stesso Renzi. Nessuno dei due è stato di parola. Renzi si dimise da premier, ma continuò e continua a fare politica. Maria Elena fu nominata sottosegretaria alla presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni,  venendo meno anche lei alla promessa di lasciare la politica. Ora pensa di candidarsi alla Segreteria. Non prima di aver espresso la sua opinione sui disabili. E su come il Governo intende tutelarli.
Credo di aver sbagliato. Sono stata presa dall’entusiasmo di una battaglia in cui io ho creduto, come tanti italiani, perché il 40 per cento degli italiani erano come me, hanno detto sì a quella riforma, anche se purtroppo non è bastato” ha detto finalmente Maria Elena due anni dopo ripensando a quella promessa. Sulla crisi del PD la ex ministra punta il dito contro le divisioni interne e non si espone sulla possibilità di candidarsi alla Segreteria, senza tuttavia escludere la possibilità. “Non è importante se sia io a candidarmi o meno, la cosa che conta è non ripetere gli errori del passato, come quando Renzi è diventato segretario con 2 milioni di voti e dal giorno dopo ha subito attacchi dall’interno del nostro partito”, ha sottolineato, ospite di Agorà.

Il cammino verso la Segreteria del PD, o almeno verso la candidatura impone tuttavia una maggior visibilità rispetto alla posizione defilata assunta da Maria Elena Boschi dopo la sconfitta al referendum. E qualche incidente è inevitabile. L’ultimo alla Camera nel corso di un intervento contro l’Esecutivo  nel quale ha criticato duramente la scelta di istituire un Dicastero per la Disabilità e di accorparlo a quello della Famiglia:

Questo ministero fa tornare indietro il Paese di 80 anni – ha detto – Significa cancellare in un sol colpo le battaglie per affermare il principio sacrosanto che i disabili sono come gli altri, solo con bisogni specifici, cui dare risposta“. Per la deputata del PD è “quello della Disabilità è un Ministero della Segregazione per differenziare le persone le une dalle altre”. A queste dichiarazioni ha replicato il deputato pentastellato Matteo Dall’Osso, affetto da sclerosi multipla dal 2003: “Tutto quello che ha detto la Boschi poteva essere accettato in presenza dei governi precedenti – ha detto. Noi dobbiamo prendere atto che non siamo in un Paese come tutti gli altri. Un disabile deve essere tutelato. Ma come, per anni non ci avete cagato di striscio e ora che c’è un po’ di attenzione avete da criticare?Ma annatevene affanculo và…». Questo intervento ha scatenato l’ira dei deputati dell’opposizione. Simone Baldelli di Forza Italia ha chiesto al presidente della Camera Roberto Fico di censurare l’intervento

Dall’Osso è ritornato sull’argomento, spiegando la sua reazione in Aula: “La convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità è stata ratificata dall’Italia 9 anni fa, ma da allora non è stato fatto nulla. Nulla. E nel mio intervento ho detto: se fossimo in un Paese normale, un dicastero del genere non sarebbe necessario. Ma, visto che siamo in Italia, che Paese normale non è, ce n’è bisogno, perché voi avete ratificato 9 anni fa un piano, che non è mai stato assolutamente portato avanti. Oggi un disabile col 99% di disabilità in Italia percepisce 280 euro al mese. Ma, secondo voi, come si può vivere con 280 euro non potendo lavorare? Vi sembra normale? Sono cose banali, solo che, se poi tu glielo spieghi, loro non capiscono. Sono veramente nati in un altro mondo. Tra i partiti dell’opposizione, c’’era anche chi contestava la dicitura “disabilità” e sosteneva che i disabili vanno chiamati “diversamente abili”. In realtà, sono loro che discriminano i disabili, perché non attuano ciò che l’Italia ha già ratificato”.

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