Home Cronaca Saviano e i minatori italiani morti a Marcinelle: “Anche loro accusati di...

Saviano e i minatori italiani morti a Marcinelle: “Anche loro accusati di stupro e di furto”

CONDIVIDI
Una delle più gravi tragedie minerarie della storia si verificò l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier nei pressi della cittadina belga di Marcinelle dove si sviluppò un incendio che causò una strage. 262 minatori morirono, per le ustioni, il fumo e i gas tossici. 136 erano italiani. Si disse che all’origine del disastro fu un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa. Le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. Solo sette operai riuscirono a risalire. In totale si salvarono in 12.
Oggi, giorno della ricorrenza, Roberto Saviano ricorda quella tragedia con queste parole: “L’Italia aveva firmato, nel 1946, il Protocollo italo-belga che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori in Belgio che, in cambio, avrebbe dato carbone. Il Belgio garantiva 200 kg di carbone al giorno per ogni paio di braccia. 
Non crediate che, per il solo fatto che c’era un accordo tra Italia e Belgio, gli italiani fossero ben accetti. Non è così. La sfida è per l’uomo sempre quella di tenere a bada gli istinti più bassi, quelli che ti fanno considerare “invasore” un altro essere umano solo perché “altro” o perché viene da lontano.
L’Italia è un Paese di emigranti. Gli italiani, ovunque nel mondo, e anche all’interno dei nostri stessi confini, hanno subito emarginazione, pregiudizi, persecuzione, linciaggi. “Ladri”, “stupratori”, “sporchi”, “appestano le strade con il loro alito di aglio”, “assaltano le nostre donne con il loro appetito sessuale mai sazio”. Queste le quotidiane accuse. Come può il nostro Paese anche solo lontanamente pensare di riproporle? Il nostro sangue è su tutti i confini dei continenti in cui chiedevamo di entrare, è sulle banchine di tutti i porti in cui chiedevamo di sbarcare. Per miseria, per iniziare tutto daccapo, per poter provare a vivere.
Marcinelle è il simbolo drammatico dell’olocausto degli emigranti italiani e ci ricorda che noi italiani siamo tutti emigranti”.
Parole e idee così semplici, quelle di Saviano, che sembra difficile non condividerle. Ma c’è un errore di fondo, una semplificazione di comodo. L’idea ricorrente secondo la quale tutti i migranti sono uguali. E’ falso. Ogni uomo è diverso dagli altri e, inevitabilmente ogni migrante, in quanto uomo, risponde di sè, e non può essere usato per similitudini o per sostenere l’impalcatura di una tesi con piena evidenza insostenibile. Il ragionamento dell’autore di Gomorra è l’abc di una scuola che finge di pensare molto ma non ragiona, e fingendo di pensare sragiona, perchè vive di astrazioni e di partito preso. Gli italiani, dice Saviano, non dovrebbero essere razzisti e intolleranti perchè migranti lo sono stati. Sì, ma si omette l’ovvio. Erano migranti che morivano in miniera. Simili a quelli morti sulle strade di Puglia nei giorni scorsi. Gli italiani del Belgio si spezzavano la schiena di fatica, lavoravano e morivano. Senza magliette rosse, navi spagnole o scrittori che insultavano il Ministro degli Interni. Non tutti gli stranieri entrati in Italia possono fregiarsi del titolo di “migrante” o “lavoratore”. Se si fossero limitati ad essere solo questo Salvini non sarebbe Ministro dell’Interno. Saviano lo sa e finge di non saperlo.