«II cosiddetto Air Force Renzi è una delle più grandi bufale messe in campo dal M5S, un attacco personale, perché non hanno possibilità di fare un ragionamento sull’export». Si può giustificare quello che è stato, con piena evidenza, un pessimo affare con argomenti generici e approssimativi? Matteo Renzi lo ha ritenuto possibile, ma la sua strategia non sta reggendo alla prova dei fatti. E, tirate le somme, il democratico di Pontassieve, che avrebbe voluto essere ricordato come lo statista che ha cambiato l’Italia, rischia di essere ricordato come l’uomo che perse il referendum e non si ritirò dalla politica, sebbene lo avesse giurato. E non basta. Renzi rischia anche di essere ricordato come “quello dell’aereo“. Lui lo ha capito benissimo. Ecco perché non si arrende, anche dinanzi all’evidenza. i fatti hanno un peso. Eccone qualcuno: il 21 gennaio scorso sul volo dell’Airbus da Bruxelles a Roma c’era solo l’allora Ministro degli Esteri Angelino Alfano. Costo (minimo) del carburante: 2.500 euro all’ora.

Il Corriere della Sera è riuscito a intercettare qualche documento riservato sui voli di quello che è stato denominato “Air Force Renzi” e rende noti alcuni dati che fanno inabissare le tesi difensive tentate dall’ex premier Matteo Renzi. Una lista, “emersa dagli spifferi di Palazzo Chigi” scrive Gian Antonio Stella, a cui va il merito dell’indagine, rivelerebbe che “sono tante le trasferte con un numero di passeggeri ridotto o ridottissimo rispetto alla capienza di un bestione metallico lungo 63 metri,- quasi tre volte un campo da tennis – e con un’apertura alare di 60 metri“.

«L’aereo era stato scelto dalla Repubblica italia – non da lui, ha sottolineato Matteo Renziper valorizzare il nostro export, che nel 2017 valeva 448 miliardi di euro. Secondo il business plan fatto dai tecnici – ha continuato l’ex premier – se utilizzato per le missioni si sarebbe ripagato il costo del leasing semplicemente con la presenza di almeno 2/3 dei posti per gli imprenditori chiamati a pagare il biglietto“. Un’idea irrealistica e, a conti fatti, rivelatasi fallimentare. Gian Antonio Stella spiega perchè, dati alla mano. Dati che Renzi non ha citato nei suoi video di replica, preferendo un’argomentazione molto ampia e molto vaga. Il Corriere della Sera spiega com’è andata veramente, avvertendo che nella lista dei viaggi mancano quelli del Presidente della Repubblica e di Gentiloni presidente del Consiglio. E’ possibile che almeno questi voli siano stati stipati di imprenditori disposti a pagare una fortuna per il volo, come era nel progetto di Renzi, ma appare improbabile. Certo nei viaggi contemplati nella lista la previsione dell’ex premier non si è mai avverata.
Ci sono stati tre viaggi guidati dall’allora Sottosegretario allo sviluppo Ivan Scalfarotto. Uno di tre giorni a l’Avana, con 70 passeggeri all’andata e 64 al ritorno, un altro di tre giorni in Paidstan – con 32 passeggeri da Roma a Islamabad e 60 da Lahore a Roma. Un terzo viaggio è stato fatto a New Delhi e Mumbai con 120 viaggiatori.
Scrive ancora il Corriere: “Spiccano, nella tabella dei 47 voli annotati alla voce «A340», che potrebbe contenere solo i viaggi più significativi, alcune trasferte di Paolo Gentiloni a Tbilisi, Abidjan, Ankara, Beirut, Erevan… quand’era Ministro degli Esteri. E uno di Roberta Pinotti a Riad. Tutti gli altri, dice la lista, li ha fatti l’allora Ministro degli Esteri Alfano. Con 31 persone a Lubiana, con otto a New York, con nove (ma solo due al ritorno) a Washington, dieci a Giakarta, sette ad Abu Dhabi…”
Enormi spazi vuoti, quindi; gli almeno 200 passeggeri necessari per coprire le spese sono rimasti nel business plan dell’ex premier. Ecco fatto il ragionamento sull’export. Quello che, secondo l’ex premier, lui è in grado di fare. Non chi lo critica.
Secondo il Corriere della Sera: “Si è trattato di un pessimo affare. L’airbus A340, presentato nel 1987 è un gran quadrimotore in grado di fare lunghi viaggi ma condannato da un errore iniziale: tira carburante come un’idrovora. Nell’ultimo anno in cui fu pubblicato il prezzo di listino ufficiale, 2011, costava 180,6 milioni. Ma già il 26 ottobre 2016, pochi mesi dopo la firma del contratto  «per l’acquisizione in leasing dell’aeromobile Airbus A340-500» per gli esperti di mercato, un aereo come quello «si può comprare con non più di 18 milioni di euro». Cifra che sarebbe scesa oggi, sull’usato, a 8 milioni. Investimento iniziale basso, costi d’uso e di manutenzione stratosferici. Valeva la pena di prenderlo in leasing per otto anni al prezzo che si è detto, con resa finale a Etihad?” si domanda il Corriere.
C’è infine la questione della vasca da bagno. Per Renzi una montatura, perchè si trattava di una più economica doccia. Apprendiamo ora quanto era economica, la doccia. Il coordinatore del Servizio per i voli di Stato, il colonnello Valerio Celotto – rivela ancora il Corriere – in  una lettera al segretario generale di Palazzo Chigi  del  gennaio 2018 riferisce che la «realizzazione di un’area dedicata all’autorità, suddivisa nella cabina letto con annesso bagno e doccia, nello studio privato nonché in un’area riunioni con lo staff» avrebbe «un costo massimo stimato» pari al 16,6 milioni di euro. Tutto saltò perchè si ritenne che sulla nuova spesa fosse più corretto lasciare la decisione al nuovo Esecutivo. E’ possibile che Renzi prevedesse di dare il via libera dopo il 4 marzo. Le cose sono andate diversamente.

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