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450 migranti rifiutati da Malta arrivano in Italia. Salvini: “Ora tornano in Libia”

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E’ stato completato poco dopo le 8,30 del mattino il trasbordo dei 450 migranti provenienti dalla Libia che da ieri erano su un barcone a largo di Linosa: 176 persone sono sul pattugliatore «Protector» inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul «Monte Sperone» della Guardia di Finanza. Otto persone, tutte donne e bambini, sono  state già trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari. Una donna è incinta.

 

Il barcone era partito ieri mattina dalle coste libiche di Zuara. Giudicato più che ambiguo il comportamento di  Malta, che aveva preso in carico il coordinamento del soccorso senza però mandare navi e senza rendersi disponibile ad accogliere sull’isola. Senza soccorsi disposti da La Valletta il barcone dei migranti con il passare delle ore è finito  nella zona Sar  – Search and Rescue di competenza  italiana. Alle 22 di ieri sera si trovava a poche miglia da Lampedusa e da Linosa, poi i pescatori della zona lo hanno visto cambiare rotta e puntare verso la costa siciliana.

Dopo un lungo braccio di ferro con Malta con il Governo italiano ha fatto intervenire il pattugliatore della finanza e la capitaneria per scortare il peschereccio. Presumibilmente la decisione del trasbordo è stata presa per non essere accusati di mancato soccorso. Il porto di sbarco dovrà essere scelto dal ministro Salvini e da Danilo Toninelli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti della Repubblica italiana, e al momento sul punto «è tutto fermo». La Guardia Costiera ha completato l’attività di coordinamento e quindi adesso è il Viminale a dover decidere che cosa fare rispetto alla scelta del porto. L’ipotesi più accreditata è che  il del Ministro dell’Interno Matteo Salvini  è di rispedire i migranti«verso sud» quindi a Malta oppure in Libia. C’è un precedente che risale al governo Maroni quando una nave della Guardia di Finanza riportò migranti in Libia e questo fu ritenuto un respingimento che è vietato dalle convenzioni internazionali e dai trattati ai quali l’Italia aderisce.