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I medici: “Alfie deve morire qui, non in Italia”. Il padre: “Lui è la mia gioia. Non mi arrendo”

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evansE’ un padre provato, Tom Evans, il cui bambino, Alfie, soffre da oltre un anno e mezzo una condizione semi vegetativa per una patologia degenerativa al cervello, ritenuta dai medici irreversibile, sebbene non siano riusciti a formulare una diagnosi esatta. Dopo la terribile giornata di ieri, in cui l’Alta Corte britannica ha respinto il ricorso dei genitori per il trasferimento del piccolo all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, il padre ha accusato lo staff medico dell’ospedale di Liverpool, dove il bimbo è ricoverato, ritenendo che Alfie non sarebbe potuto sopravvivere per tre giorni senza il supporto dei macchinari, se la diagnosi fosse stata quella indicata dalla struttura sanitaria. Nel pomeriggio il padre ha descritto i rapporti tesi con lo staff ospedaliero affermando che ormai il personale si nasconde per evitare la sua famiglia: “Ci odiano, non ci amano perché abbiamo combattuto contro di loro per così tanto tempo e sanno che ho ragione“.

Tom Evans e la compagna Kate James hanno dichiarato che avrebbero desisitito dal tentativo di portare Alfie in Italia, dove speravano di poter ottenere una diversa diagnosi e nuove cure, e avrebbero cercato in tutti i modi di portare il loro bambino a casa. La vicenda ha avuto un momento critico anche oggi, quando il padre ha detto che il figlio potrebbe vivere per anni, nonostante la famiglia abbia perso la sua ultima battaglia legale.

Tom e la compagna Kate James la scorsa notte  hanno vegliato accanto al loro figlio. Dopo tre giorni senza dormire il papà è collato dalla stanchezza, mentre la mamma pubblicava un breve commovente video del piccolo Alfie dormiente con le parole: “Tutto il mio mondo ti amo così tanto, baby boy

Il papà oggi ha affermato di non aver ancora perso le speranze per il futuro di suo figlio: “Quando mi siedo accanto al capezzale di Alfie, ogni secondo di ogni giorno, penso che possa vivere ancora, anche se non sappiamo quanto. Se giorni, mesi, o anni“. Tom ha elogiato la sua compagna Kate James, dicendo: “Alfie ha combattuto per tutta la notte nelle ultime due notti perché è stato sdraiato sul petto della mamma, incessantemente. Sono vicini l’un l’altra come mai” e ha continuato dicendo che è l’amore di Kate e Alfie a farlo andare avanti. Ha detto: “Non posso spiegare quanto sono felice di avere Alfie e Kate nella mia vita. Questo è quello che mi fa combattere“. Se l’incontro con i medici per ottenere il nulla osta al ritorno del bambino a casa non fosse andato a buon fine sarebbe disposto a tornare in tribunale per combattere per suo figlio, ha detto. Per ora ad aver vinto sono i medici, che hanno sostenuto che per il bene del bambino fosse opportuno interrompere il sostegno vitale piuttosto che portare il piccolo in Italia – una valutazione che i giudici britannici hanno accolto, nonostante la disperazione dei genitori. Rimane aperta per loro un ultima possibilità: quella di portare il bimbo a casa. Una valutazione che i giudici hanno demandato, ancora una volta, ai medici di Liverpool.