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“Non importa se è diventato italiano”. Staccata la spina ad Alfie, 30 poliziotti a fare la guardia durante l’agonia del piccolo. Il papà distrutti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:27
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spina

«Hanno staccato la spina ad Alfie, a nulla è servito l’aiuto del governo italiano ma noi continuiamo a sperare». È piegato dal dolore e dalla frustrazione Tom Evans, 21 anni, convinto fino all’ultimo minuto che la cittadinanza italiana concessa ieri grazie all’interessamento dei ministri dell’Estero Angelino Alfano e dell’Interno Marco Minniti, con un decreto della Presidenza del consiglio, avrebbe potuto salvare il suo bimbo di 23 mesi. Ma cosi non è stato. Alle 21,30 di ieri  -22,30 ora italiana – è stata spenta la macchina che teneva in vita il piccolo a dispetto della sua gravissima malattia, una patologia neurologica sconosciuta, come riportato dall’Ansa. Da quel momento in poi Alfie ha iniziato a respirare in modo autonomo, avviandosi verso un’inevitabile agonia. A dare l’ordine di interrompere la ventilazione artificiale è stato Anthony Hayden, il giudice della Corte d’appello britannica che nei giorni scorsi aveva firmato il verdetto per autorizzare i medici di Liverpool a porre fine alla vita del bimbo. Davanti alla stanza del piccolo, una trentina di poliziotti cercavano di tenere a bada le proteste. Una scelta che è arrivata inaspettatamente, all’improvviso, dopo che nel pomeriggio il provvedimento era stato bloccato in seguito al conferimento della cittadinanza italiana. E l’Ospedale Bambin Gesù di Roma si era già dichiarato pronto ad accogliere Alfie. Ma ora si profila un contenzioso diplomatico tra il nostro Paese e l’Inghilterra. II passaporto italiano avrebbe potuto offrire al bambino, grazie al trasferimento a Roma, cure palliative e l’opportunità di tenerlo in vita. Tanto più che si era registrato anche l’intervento dell’ambasciatore italiano nei confronti dell’Alder Hey Hospital di Liverpool.

Era stata infatti chiesta la sospensione del protocollo per terminare la vita di Alfie, pena la denuncia per omicidio. Mala presidente del Bambin Gesù, Mariella Enoc, già nel pomeriggio di ieri aveva un presentimento che le cose non sarebbero filate lisce: «La cittadinanza italiana è sicuramente un importante passo avanti, ma gli inglesi sono molto rigidi – spiegava al telefono appena rientrata in Italia -. Purtroppo può accadere di tutto, anche che la spina venga staccata nonostante la scelta importante del nostro governo». L’ospedale inglese, del resto, non aveva certo accolto bene l’emissaria del Papa. Nonostante la Enoc ieri mattina fosse volata in Inghilterra e si fosse presentata in ospedale con il messaggio di solidarietà e il sostegno di Papa Francesco per perorare la causa del trasferimento di Alfie, non era stata ricevuta né dalla presidenza né dai medici dell’Alder Hey. «Avevo peraltro annunciato la mia visita con una e-mail al presidente spiegando la nostra volontà alla collaborazione. Non è servito a nulla. Mi è stato anche impedito di vedere il bambino, circostanza richiesta espressamente dai genitori Tom e Kate e puntualmente disattesa dal personale ospedaliero». Non è peraltro la prima volta che la presidente del Bambin Gesù si trova in una situazione del genere. «Devo ammettere che brucia ancora la ferita per quanto accaduto, lo scorso giugno, al piccolo Charlie Gard. Anche allora dichiarammo la nostra disponibilità a riceverlo nella nostra struttura e il Vaticano si disse disponibile a concedere la sua cittadinanza al bambino, ma purtroppo gli intoppi giuridici non portarono all’effetto auspicato e il 28 luglio furono staccati i macchinari che lo tenevano in vita al Great Ormond Street Hospital di Londra». Ieri pomeriggio, il conferimento della cittadinanza italiana, aveva aperto uno spiraglio tanto più dopo che la Corte europea dei diritti umani aveva respinto il ricorso avanzato dai genitori di Allie. Mariella Enoc, intanto, insisteva sulla necessità di muoversi a livello europeo: «Mi hacontattato l’eurodeputata Silvia Costa per annunciarmi il suo impegno a sollecitare i commissari di Bruxelles a considerare Alfie come un cittadino europeo libero di spostarsi. Inoltre è necessario un dibattito nella comunità scientifica e nella comunità civile, anche sentendo i genitori che attraversano questo tipo di esperienze». Ma i giudici inglesi ieri sera hanno scritto la parola fine su questa drammatica storia.

Fonte: Ansa

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