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Giada, vestita in abito da sposa in Chiesa per l’addio

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Più che la laurea, molto più di quel pezzo di carta mamma e papà avrebbero voluto il matrimonio della figlia, la sua serenità, dei figli per lei e nipoti per loro. L’hanno così accompagnata dopo averla vestita da sposa. Ma non è entrata in chiesa su suoi passi Giada De Filippo, ma,chiusa nella bara bianca sui cui parenti e amici hanno lanciato confetti dopo il rito funebre. Giada,  la 26enne suicida all’università di Napoli, è uscita per l’ultima volta dalla sua casa di Rocca Pipirozzi, frazione di Sesto Campano, in provincia di Isernia. La sua è stata una storia di fragilità, paura e dolore che ha commosso e lasciati sgomenti:  sotto gli occhi del fidanzato lei si è lanciata dal tetto della facoltà di Scienze Naturali, che non era nemmeno quella di Farmacia che avrebbe dovuto frequentare. E’ accaduto in quello che doveva essere il giorno della sua laurea. Un evento preparato meticolosamente: gli invitati, il ristorante, la festa. Ma lei di esami in quattro anni non ne aveva dato neanche uno e Giada ha preferito morire piuttosto ce parlare, mentre i genitori, il fratello e tutti i parenti erano arrivati a Napoli per festeggiare con lei.

Nel giorno dell’addio tutto il paese si è fermato per lei, per seguire il corteo funebre sotto una pioggia implacabile verso la piazza principale. Da qui la bara candida è stata portata in spalla su per la salita che porta alla chiesa di Sant’Eustachio Martire, strapiena per i funerali. «Eri più avanti di tutti, il tuo non è stato un gesto dettato dalla paura, ma di protesta contro una società che ci vuole tutti perfetti e invincibili», hanno detto dall’altare i suoi amici più cari, in un lettera che hanno voluto leggere durante la cerimonia. Parole che però non possono confortare la mamma Liliana, identica a Giada e impietrita, senza più lacrime, il padre Sandro, maresciallo dei carabinieri in pensione che invece si dispera, il fratello Francesco e Pierluigi, il fidanzato che l’ha vista volare giù, pochi secondi dopo averle parlato al telefono. «Per gli universitari, per seguirli nel loro percorso di studi e di vita, spesso, fragile, ci vorrebbe un cappellano, qualcuno che stia loro vicino, che li segua e li ascolti». Ma per Giada, allegra e disperata, ormai è troppo tardi