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Dopo il figlio Daniele anche la figlia piccola contro Roberta: “I figli vogliono Sara”

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Prima Daniele, da poco maggiorenne. Ora anche la figlia sedicenne di Antonio Logli e Roberta Ragusa sostiene il papà nel processo d’appello in cui l’impiegato comunale di San Giuliano Terme il 14 maggio conoscerà il verdetto.La figlia minore di Antonio e Roberta, attraverso l’avvocato Beatrice Vestri, aveva presentato una memoria scritta alla Corte. Un documento analogo a quello depositato ai primi di marzo da Daniele. Identico il contenuto. Condivide con il fratello l’opinione di un padre innocente, incapace di un reato per cui è stato condannato e che ancora lo vede nella condizione di imputato. Una difesa tout court che è più una vicinanza affettiva che un atto capace di produrre effetti pratici sul giudizio della Corte. Intanto, è stato respinto per una questione di procedura. Non doveva essere l’avvocato a presentarlo, ma al limite la tutrice della minorenne. Il senso del gesto, però, non cambia. I figli fanno quadrato attorno al babbo in vista di una sentenza oltre la quale c’è solo la Cassazione. L’ultima, comunque, che valuta i fatti nel merito. Prima Daniele e ora la sorella, sono schierati dalla parte del papà. Una volontà evidente di chiarire quello che fin dal primo momento era rimasto nell’intimità di una famiglia in cui al posto della mamma era arrivata, pochi mesi dopo la sparizione di Roberta, l’ex baby sitter, Sara Calzolaio. La donna a causa della quale, secondo l’accusa e le parti civili. Roberta Ragusa sarebbe stata uccisa e il suo corpo distrutto.

Secondo i figli, la madre Roberta sarebbe sparita volontariamente. I due adolescenti, sebbene non in maniera esplicita lasciano intendere di aver dato credito alla tesi – o meglio alla suggestione – degli avvocati che difendono il padre  secondo  cui la donna, di punto in bianco senza dire una parola e senza lasciare traccia – sarebbe fuggita negli Stati Uniti. Il passaporto di Roberta è stato trovato in casa dopo la scomparsa ed era scaduto da tempo. Ma questo non sembra aver scoraggiato i difensori di Logli: “Probabilmente si è procurato un documento falso” – hanno detto.

Un’ipotesi debolissima, quella della fuga- Quasi offensiva nei confronti di Roberta: 12mila pagine dell’inchiesta c’è un appunto che, per l’accusa, dimostra quanto lei facesse progetti, soprattutto per i figli. E che non pensasse minimamente a scappare. È un post-it in cui la mamma segna gli appuntamenti di due visite mediche una per sé e una per i ragazzi il 23 gennaio 2012 e il primo febbraio. Un promemoria che per Procura e parti civili racconta di una donna che non pensava di sparire volontariamente.