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La figlia minore di Roberta Ragusa contro la madre, anche lei. E ha scritto ai giudici

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Nessun appello per la madre scomparsa, nessuna richiesta pressante per sapere la verità. I figli di Roberta Ragusa prendono inziative che lasciano scaoncertati i parenti della donna misteriosamente scomparsa. Dopo Daniele, da poco maggiorenne che ha presentato nei giorni scorsi uno scritto con cui difende senza esitazioni il padre. Ora anche la figlia sedicenne di Antonio Logli e Roberta Ragusa sostiene il papà nel processo d’appello che potrbbe confermare la condanna a 20 anni per l’assassinio e la distruzione del cadavere della moglie, madre dei due ragazzi ora adolescenti. La figlia minore di Antonio e Roberta, attraverso l’avvoccato del padrei, aveva presentato una memoria scritta alla Corte. Un documento molto simile a quello depositato ai primi di marzo da Daniele. Identico il contenuto e, sopratutto l’intento: scagionare Antonio Logli. Condivide con il fratello l’opinione di un padre innocente, incapace di un reato terribile: “Nostro padre non può aver commesso quello di cui è accusato” à la tesi dei due ragazzi. Ma le loro iniziative non sembrano al momento capaci di stravolgere il processo di appello . Lo scritto della figlia è stato respinto per una questione di procedura. Non doveva essere l’avvocato a presentarlo, ma al limite la tutrice della minorenne. Il senso del gesto, però, non cambia. I figli fanno quadrato attorno al babbo in vista di una sentenza oltre la quale c’è solo la Cassazione. L’ultima, comunque, che valuta i fatti nel merito. Prima Daniele e ora la sorella, sono schierati dalla parte del papà. Una volontà evidente di chiarire quello che fin dal primo momento era rimasto nell’intimità di una famiglia in cui al posto della mamma era arrivata, pochi mesi dopo la sparizione di Roberta, l’ex baby sitter, Sara Calzolaio. La donna a causa della quale, secondo l’accusa e le parti civili. Roberta Ragusa sarebbe stata uccisa e il suo corpo distrutto.

Secondo i figli, la madre Roberta sarebbe sparita volontariamente. I due adolescenti, sebbene non in maniera esplicita lasciano intendere di aver dato credito alla tesi – o meglio alla suggestione – degli avvocati che difendono il padre  secondo  cui la donna, di punto in bianco senza dire una parola e senza lasciare traccia – sarebbe fuggita negli Stati Uniti. Il passaporto di Roberta è stato trovato in casa dopo la scomparsa ed era scaduto da tempo. Ma questo non sembra aver scoraggiato i difensori di Logli: “Probabilmente si è procurato un documento falso” – hanno detto.

Un’ipotesi debolissima, quella della fuga- Quasi offensiva nei confronti di Roberta: 12mila pagine dell’inchiesta c’è un appunto che, per l’accusa, dimostra quanto lei facesse progetti, soprattutto per i figli. E che non pensasse minimamente a scappare. È un post-it in cui la mamma segna gli appuntamenti di due visite mediche una per sé e una per i ragazzi il 23 gennaio 2012 e il primo febbraio. Un promemoria che per Procura e parti civili racconta di una donna che non pensava di sparire volontariamente.