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La lacrime di Giletti: “Fabrizio voleva vivere, sapevamo che aveva i giorni contati”

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«Quando ho condotto Telethon per la prima volta lui era molto più famoso di me. Arrivò per fare la fotografia di rito con tutti i personaggi della trasmissione, c’erano nani e ballerine, gente che sgomitava per essere in prima fila. Lui si mise in fondo, dietro a tutti. Io andai a prenderlo per dirgli di venire davanti, ma lui non volle. Questa è l’immagine più forte che conservo di Fabrizio Frizzi». Massimo Giletti ieri è uscito in lacrime dall’Ospedale Sant’Andrea dove è morto il conduttore. «Entrare nella sala mortuaria è stato doloroso, c’erano quattro famiglie distrutte, unite dalla disperazione. So che può sembrare retorico dirlo, ma la fama, il successo, non sono niente. Il dolore riporta tutti per terra».

Nonostante le speranze, il popolarissimo conduttore non si era più ripreso dopo l’ischemia che l’aveva colpito il 23 ottobre scorso, mentre registrava una puntata de L’Eredità.

Tra i numerosi colleghi che hanno voluto ricordarlo, c’è Massimo Giletti, anche lui conduttore di Telethon come Fabrizio e da alcuni mesi padrone di casa di Non è l’Arena su La 7. Giletti ha raccontato di aver sentito Frizzi al telefono pochi giorni fa e di essere stato a conoscenza delle sue reali condizioni di salute.Massimo Giletti ha dichiarato senza giri di parole che “sapeva la verità” sulla drammaticità delle condizioni dell’amico e collega: la verità del fatto che “Fabrizio non sarebbe arrivato a quest’estate”.

Sembra che Giletti avesse sempre saputo che Frizzi aveva appena pochi mesi di vita, invece pochi giorni fa quest’ultimo aveva fatto sapere che “tra un mese” si sarebbe saputo l’esito delle cure a cui si stava sottoponendo e aveva ribadito di stare combattendo come un leone” per guarire e per vedere crescere sua figlia, la piccola Stella, 4 anni, avuta dalla moglie, la giornalista Carlotta Mantovan, seconda classificata a Miss Italia 2001 – occasione in cui aveva conosciuto Frizzi, che presentava la trasmissione -.

Fabrizio era sembrato più “giù di tono” rispetto ad interviste precedenti sulla sua malattia, anche se aveva ancora speranza e anzi si augurava, una volta guarito, di poter contribuire alla ricerca medica. Aveva ammesso di avere ovvi “momenti di sconforto”.