Home Cronaca Palermo, 17 nigeriani fermati: “Una mafia più violenta di Cosa nostra”

Palermo, 17 nigeriani fermati: “Una mafia più violenta di Cosa nostra”

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Si chiama Black Axe, Ascia nera, ed è la nuova mafia nigeriana che si sta sviluppando in maniera a dir poco preoccupante a Palermo e in tutto il territorio nazionale. Sullo sfondo, come nella mafia italiana, ci sono i soldi e l’obiettivo è sempre quello. Ma in superficie ci sono dei metodi atroci: torture fisiche di ogni tipo, vendette che mischiano i classici metodi mafiosi alla magia nera, rituali di affiliazione che prevedono gesti come quello di bere sangue umano.

La mafia nigeriana è organizzata come un vero e proprio Stato, con tanto di capi, segretari, ministri che si occupano di compiti specifici e ovviamente soldati dislocati sul territorio e pronti a tutto. L’inchiesta in corso da parte della Procura di Palermo ha mostrato che la mafia italiana tollera la presenza di questo ospite e concorrente ingombrante e che addirittura le ha lasciato il controllo di una importante porzione di territorio.

“Cosa nostra ha consentito ai nigeriani di organizzare una struttura subalterna alla mafia: erano tollerati a patto che non uscissero dal loro perimetro di appartenenza”, spiega il procuratore aggiunto Leonardo Agueci che insieme ai colleghi Sergio Demontis e Gaspare Spedale ha fatto arrestare 17 esponenti della Black Axe accusati di associazione criminale di stampo mafioso. Che non si tratti soltanto di un problema siciliano lo dimostra il fatto che uno dei leader di questa nuova mafia è stato arrestato a Padova. “Grazie a questa operazione che è stata anticipata di qualche giorno perché si temeva la fuga di alcuni componenti centrali dell’organizzazione è stato evitato anche il pericolo di possibili contrasti e guerre intestine” ha spiegato Agueci.

La mafia nigeriana viene descritta come molto più violenta di quella siciliana. Le attività sono quelle tipiche: spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, trasferimento di denaro dei connazionali dalla Nigeria all’Italia in cambio di provvigioni.

F.B.