Domani, mercoledì 31 gennaio, scade il termine per chiedere di non pagare il canone televisivo: la domanda va presentata all’Agenzia delle Entrate e ha validità un anno dal momento della presentazione. Possono fare domanda le persone che non possiedono un televisore e quelle che hanno più di 75 anni e percepiscono un reddito inferiore a una certa soglia, ovvero 6.713,98 euro. Intanto, sul canone in bolletta – che è stato anche terreno di scontro all’inizio della campagna elettorale – proseguono le polemiche. A gettare benzina sul fuoco è Pompeo Locatelli, che lancia un’accusa dalle colonne de ‘Il Giornale‘.
Scrive infatti: “Dei 100 euro che abbiamo pagato nel 2016 solo 83 sono finite nelle casse della Rai, il resto in quelle dello Stato. Normale? Mica tanto! Io, come credo tutti i cittadini-contribuenti possessori di un televisore, ritenevamo che tutto il prelievo dovesse finire al servizio pubblico radiotelevisivo, magari per migliorare la qualità-utilità delle trasmissioni. Invece non è così: 17 euro dei famosi 100 hanno preso in quell’anno la direzione della finanza pubblica. Una vera e propria tassa occulta (è lecito pensare che ce ne siano altre e ci si guarda bene dal comunicarlo)”.
“Un canone tradito, insomma” – riflette Pompeo Locatelli – “Come se nel Belpaese già non fosse esagerato il livello di tassazione. Ma la trasparenza con stranezze assortite, si sa, non è la virtù più in voga nel Palazzo. E, se proprio vogliamo dirla tutta per restare sul terreno delle stranezze legate al servizio pubblico radiotelevisivo di Stato, è illogico e disarmante che a fronte delle copiose entrate con l’obbligatorietà del canone non si assista parimenti ad una drastica riduzione della pubblicità”.
GM
Fonte: Il Giornale
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