Home Politica In Molise prosegue la protesta: “Ridateci i migranti”

In Molise prosegue la protesta: “Ridateci i migranti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:29
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C’è molta indignazione a Ripabottoni, piccolo borgo molisano, dove il Centro di accoglienza straordinaria (Cas) è stato chiuso e i 32 migranti presenti sono stati trasferiti altrove. Patrizia Pano, che quel centro dirigeva, si dice indignata e spiega all’Ansa: “In paese c’è tanto sdegno, la gente sente la mancanza di questi ragazzi”. Quindi ricorda: “Da noi l’integrazione si era realizzata e non descritta”.

Giusto per citare un episodio, qualche tempo fa, uno dei migranti ora trasferiti ha partecipato alla serenata, sotto la casa di una sposa di Ripabottoni, suonando insieme ad altri ragazzi del paese uno strumento tradizionale molisano. Ribadisce per questo la Pano: “Questa è vera integrazione, le belle parole le lasciamo ai relatori che si alternano nei vari convegni sul tema”. Poi ha proseguito: “In questa storia, sono emersi tanti lati negativi. Nella nostra comunità c’è stato un trauma, ancora oggi continuiamo a cercarci sui social per mantenere inalterato e sempre ben saldo il nostro rapporto di amicizia”.

C’è quindi un riferimento alla politica “che in questo caso c’entra ben poco”, anche se c’è stata un’Amministrazione comunale “cieca, che non ha visto quello che di buono c’era, è riuscita a far chiudere il Centro e non ha sposato la causa”. Quindi parla di un altro elemento da tenere “in seria considerazione”. Ovvero “ci sono 16 ragazzi del posto, tra figure professionali e operatori che hanno scelto di rimanere a Ripabottoni decidendo di non fare la classica valigia e trasferirsi al nord, che ora si ritrovano senza lavoro”. La Pano spiega poi che nella vicina Casacalenda “ci sono un Cas e uno Sprar che continuano a essere presenti sul territorio perché probabilmente non c’è un sindaco che rema contro”.

Viene poi ricordato che c’è una petizione consegnata alla Prefettura di Campobasso il 10 gennaio: “In quella circostanza, abbiamo chiesto anche un incontro con il funzionario che aveva firmato il provvedimento, ma ci è stato negato perché era necessario prendere un appuntamento”. Poi la Pano documenta un piccolo giallo: “Il giorno del trasferimento, l’11 gennaio, sono state avviate le procedure, poi è arrivata una telefonata, probabilmente dalla Prefettura, e tutto si è fermato, una specie di contrordine. Alcuni ragazzi dopo essere partiti a bordo di un pullmino per la loro nuova destinazione, sono tornati a Ripabottoni. Scene e lacrime di gioia, poi nel pomeriggio sono riprese le operazioni di trasferimento. Lascio a voi immaginare il resto”.

GM

Fonte: Ansa

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