E’ lui stesso a spiegare la situazione che è legata proprio all’episodio del famigerato cartello: “Vendo il locale, dopo quell’episodio ho perso molti clienti. Eppure non sono né volevo apparire razzista. Proprio io, premiato due volte per atti di solidarietà. In quei giorni persino una mia cognata americana chiamò al telefono per dirmi di essersi sentita offesa dal cartello. Dagli Stati Uniti, capisce? La storia era arrivata fin lì. E più di qualcuno mi tolse il saluto e non si fece più vedere nel ristorante. Il ciclone ha pesato, credo, e non poco. Eppure rifarei tutto, perché non sono mai stato un razzista”.
“Certo, non nego sia arrivata anche molta solidarietà, inizialmente – racconta – tanti moglianesi mi dicevano: vai avanti. Proprio io -racconta – per due volte premiato come pizzaiolo più buono d’Italia per iniziative di solidarietà, come la raccolta fondi per i bambini in Etiopia, Burkina Faso e Cambogia. Volevo solo ribadire l’importanza della conoscenza della tradizione culinaria non solo nei prodotti, ma anche in chi il cibo doveva cucinarlo e servirlo”.
Fonte: Il Corriere della Sera
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