Importante novità per i cittadini: si può ottenere un nuovo bonus di ben 400 euro al mese. Scopriamo requisiti e come fare richiesta.
Il disegno di legge sul caregiver familiare nasce con un’intenzione chiara: riconoscere finalmente, in modo strutturato, chi ogni giorno assiste un familiare non autosufficiente. Una figura centrale nella vita di milioni di famiglie, spesso invisibile, stanca, lasciata sola.
Al centro del provvedimento c’è un contributo economico che può arrivare fino a 400 euro al mese. Una cifra che, sulla carta, sembra un primo passo. Nella pratica, però, riguarda un numero molto limitato di persone e lascia scoperta gran parte del mondo reale dei caregiver.
Secondo il ddl, a partire dal 2027 i caregiver familiari potranno ricevere un contributo trimestrale fino a 1.200 euro, quindi 400 euro al mese. L’importo è esentasse e non incide sull’Isee, un dettaglio importante. Ma per accedervi servono requisiti molto rigidi.
Il caregiver deve prestare assistenza non retribuita, essere disoccupato oppure avere un reddito annuo non superiore a 3.000 euro lordi. Inoltre, l’Isee non può superare i 15.000 euro. A questo si aggiunge il criterio del carico assistenziale: la legge distingue diversi profili, ma il contributo pieno è pensato soprattutto per chi convive con la persona assistita e garantisce almeno 91 ore di assistenza settimanali. In pratica, una presenza quasi continua, giorno e notte.
Qui emerge la prima grande distanza tra la norma e la realtà. In Italia si stima che siano circa 8 milioni le persone che si prendono cura di un familiare fragile. Non si tratta solo di giovani disoccupati. Il 27% ha più di 65 anni, il 56% è in età lavorativa e quasi il 17% ha meno di 35 anni.
Molti lavorano, magari part-time o con contratti precari. Altri hanno lasciato il lavoro proprio per assistere un genitore, un partner o un figlio. L’assistenza non è solo fisica: quasi la metà dei caregiver si occupa anche di pratiche amministrative, pagamenti, visite, coordinamento con servizi e strutture. Un carico che pesa sulla salute mentale, sulle relazioni e sul futuro economico.
Alla luce di questi numeri, è evidente che il contributo finirà a una minoranza molto ristretta. Solo chi ha redditi bassissimi, un Isee contenuto e un impegno assistenziale estremo potrà beneficiarne. Restano fuori molti anziani caregiver, chi lavora anche poche ore, chi supera di poco le soglie previste. Persone che assistono ogni giorno, ma non rientrano nei parametri.
Non sorprende che il provvedimento abbia già sollevato proteste. Nei giorni scorsi, a Roma, caregiver da tutta Italia sono scesi in piazza. Gli slogan parlano chiaro: “Non elemosina, ma diritti”, “Siamo lavoratori invisibili”. Le associazioni chiedono un vero riconoscimento del caregiver come lavoratore, con tutele previdenziali, sostegni economici adeguati e criteri più realistici, superando un Isee che spesso non racconta il peso reale dell’assistenza familiare.
Il ddl apre una porta, ma per molti resta ancora socchiusa. E il rischio è che, ancora una volta, chi si prende cura degli altri continui a farlo senza un reale sostegno.
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