“Ho visto mio figlio diventare blu e morire. Lottava per vivere”, dice la mamma del 12enne a cui hanno staccato la spina

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Fonti ed evidenze: Messaggero, Fanpage

I  genitori del piccolo Archie Battersbee raccontano gli ultimi istanti di vita del figlio e come lo hanno visto andarsene. Non solo hanno dovuto accettare che il figlio di 12 anni sia morto per volere dei giudici. Ma non hanno avuto nemmeno il conforto di averlo vicino a casa. 

Venerdì 5 agosto, per il piccolo Archie Battersbee è arrivata la fine. Forse non quella voluta da Dio e forse nemmeno dal suo piccolo corpo ma sicuramente quella voluta dai giudici i quali hanno stabilito che al 12enne inglese deve essere staccata la spina. Il bambino è in coma da solo quattro mesi e i genitori avrebbero voluto aspettare ancora un po’. Ma la legge è legge e non si discute. La coppia ha dovuto vedere il proprio bambino soffocare.

ANSA/ ALESSANDRIO DI MARCO/archivio

“Abbiamo visto nostro figlio soffocare, speriamo che nessuna famiglia debba passare quello che abbiamo passato noi” – queste le parole dei familiari di Archie Batterbee.  Il distacco del bambino dalle macchine è avvenuto venerdì 5 agosto, alle ore 12,15 al Royal London Hospital di White Chapel, nella zona est della capitale britannica. Il bambino è morto due ore dopo che i medici hanno staccato il supporto vitale: “Era un bambino così bello, ha lottato fino all’ultimo. Sono orgogliosa di essere la sua mamma” – ha commentato Ollie, la madre di Archie. La fidanzata del fratello maggiore del piccolo, invece, ha aggiunto: “Gli hanno tolto tutti i farmaci alle 10, i suoi paramentri vitali sono rimasti stabili  fino a quando non hanno ridotto la ventilazione. A quel punto è diventato tutto blu“. L’Alta Corte di Londra aveva respinto anche l’ultima istanza avanzata dai genitori per ottenere almeno il trasferimento del bambino in un ospedale vicino a casa, in Essex, dove Archie è nato e cresciuto. Epilogo che il giudice incaricato di pronunciarsi aveva tuttavia negato, accogliendo il parere ancora una volta contrario dei sanitari, secondo cui il trasferimento in un altro ospedale avrebbe potuto comportare rischi non previsti, un decesso fuori controllo di Archie, dato che le sue condizioni erano definite non stabili. Se le condizioni del 12enne non sono stabili viene da chiedersi, allora, perché staccare già le macchine?

I genitori di Archie hanno fatto davvero tutto il possibile per salvarlo, si sono anche rivolti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che però ha respinto il ricorso, riconoscendo di fatto le sentenze pronunciate Oltremanica.  “Ho promesso a mio figlio di andare fino in fondo ed è quello che insieme al padre faremo. Voglio che Archie resti in vita, ci sono altri due Paesi disposti a accoglierlo, Italia e Giappone” – aveva detto nei giorni scorsi  la mamma del ragazzino. La battaglia legale va avanti da metà luglio, quando la giustizia britannica ha autorizzato a spegnere i macchinari che tengono in vita Archie, in coma irreversibile dallo scorso aprile. La mamma lo trovò impiccato ad una corda ma, secondo la donna, non si sarebbe trattato di un suicidio quanto piuttosto di una sfida sui social finita in tragedia. La madre non aveva chiesto molto: solo di aspettare almeno fino a sei mesi prima di staccare la spina: “Tutto quello che ho sempre chiesto era di portarlo a sei mesi. Qual era il problema per loro? Hanno speso una fortuna in spese legali combattendo contro di me in Tribunale soldi che avrebbero potuto spendere per la cura di Archie e di altri” – ha concluso la donna disperata.