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Cronaca

“Niente magliette che lascino la pancia completamente nuda” scrive la Preside del liceo. E gli studenti si ribellano

Gli studenti di un liceo di Bolzano non hanno reagito bene alle regole imposte dal dirigente dell’istituto in materia di abbigliamento.

Decisamente molto lontani i tempi in cui i docenti rappresentavano un’autorità che non veniva mai messa in discussione. Oggi gli studenti non ci stanno a sottomettersi e sono pronti a protestare al primo richiamo ritenuto inappropriato.

.ANSA/Sara Bonifazio/archivio

Qualche tempo fa, in un liceo di Roma, tutti gli studenti dell’istituto protestarono contro la professoressa di Filosofia che aveva redarguito in modo troppo acceso una studentessa poco vestita. Caso analogo si è verificato in una scuola superiore di Brunico, in provincia di Bolzano. La preside ha diffuso, attraverso una circolare indirizzata ai genitori, le regole in fatto di dress code, specificando: “Niente magliette che lascino la pancia completamente nuda“. Richiesta non solo non accolta con favore ma che è stata fonte di sollevazioni studentesche dai toni originali. Niente scioperi o cartelloni o occupazioni. Questa volta gli studenti altoatesini, per manifestare il loro dissenso, si sono presentati a scuola con microtop e ombelico in bella mostra.

La vicenda è accaduta al liceo delle scienze sociali e artistico in lingua tedesca di Brunico. La preside, Isolde Maria Künig, nella sua lettera rivolta alle famiglie, delineava alcune linee guida sull’abbigliamento appropriato da tenere a scuola, consigliando in particolare di evitare l’ombelico scoperto.  Nel testo si menzionavano anche le sanzioni per i trasgressori. Ma la dirigente scolastica aveva fatto i conti prima dell’oste non tenendo in dovuta considerazione l’ostinazione degli adolescenti di oggi i quali non ci stanno a farsi limitare nelle loro scelte personali. Infatti, il giorno seguente, studenti e studentesse per protesta sono entrati a scuola proprio con le magliette corte esplicitamente sconsigliate, rivendicando la libertà di decidere come esprimersi attraverso l’abbigliamento. Alla fine è stata la preside a scusarsi:  “Forse ho sbagliato a mettere questi concetti in forma scritta perché non si è inteso il tono della formulazione La lettera ha preso un significato differente da quelle che erano le intenzioni. Avrei dovuto parlare direttamente con gli studenti“.

 

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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