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Cronaca

Pensione e assegno disoccupazione ai condannati per Terrorismo e Mafia e possono chiedere gli arretrati

La Corte Costituzionale ha stabilito che pensione sociale e Naspi spettano anche ai condannati per terrorismo e Mafia.

ANSA/POLIZIA

In una circolare dell’Inps si legge che, da ora in avanti, anche i condannati per terrorismo e Mafia hanno diritto alla Naspi – assegno di disoccupazione – alla pensione sociale o quella di disabilità. Non solo: possono chiedere gli arretrati a partire dalla data della revoca della prestazione ma solo per i periodi nei quali il titolare del sussidio non scontava la pena in carcere. La nota dell’Inps si basa su una nuova sentenza della Corte Costituzionale  che ha dichiarato illegittimo l’articolo della legge 92/2012 che prevedeva la revoca delle prestazioni a fronte di condanne per Mafia e terrorismo. Nelle motivazioni della sentenza si legge che un condannato che si trova in un regime alternativo alla detenzione in carcere come gli arresti domiciliari, senza la pensione sociale o di disabilità o la Naspi potrebbe non avere di ché mantenersi, potrebbero venire meno i mezzi per la sua sussistenza. Non solo: i giudici hanno specificato che mai più tali sussidi potranno essere sospesi nemmeno al peggiore dei criminali se essi stanno scontando la pena a casa o presso i servizi sociali.

Questa sentenza è destinata a fare molto discutere. Come aveva fatto discutere la sentenza di qualche mese fa con la quale i giudici stabilivano che anche i detenuti hanno diritto a percepire l’assegno di disoccupazione. Il Tribunale di Milano, in accoglimento delle richieste di un detenuto, lo scorso novembre ha sentenziato che non ci può essere un trattamento diverso tra i detenuti e gli altri cittadini che hanno perso il lavoro. I giudici hanno dato torto all’Inps che, in una circolare del 2019, aveva stabilito che non può essere equiparato il lavoro di un cittadino libero a quello di un detenuto. Il lavoro svolto in carcere, infatti – puntualizzava l’Inps – è alle dipendenze del Ministero della Giustizia e ha prettamente una funzione di reinserimento sociale per il condannato. Tuttavia per i giudici del capoluogo lombardo la circolare dell’Istituto di previdenza sociale era discriminatoria e i detenuti devono essere trattati alla stregua dei cittadini liberi.

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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