Una storia che ha dell’incredibile: stava per morire. I medici l’hanno salvata grazie ai suoi tatuaggi.
Trasportata d’urgenza in ospedale in gravi condizioni ma nessuno è riuscito a risalire alla sua identità. E’ accaduto a Livorno. Una donna di 42 anni è stata trovata in strada in preda a fortissime crisi epilettiche. Immediato l’intervento dei soccorritori del 118 che l’hanno trasportata al nosocomio dove è rimasta per 5 giorni priva di conoscenza. La 42enne non aveva con sé i documenti e, quindi, nessuno poteva avvisare la famiglia. I Carabinieri sono, infine, riusciti a risalire alla sua identità avvalendosi di un metodo piuttosto strano: attraverso i nomi dei figli che la donna aveva tatuati su un braccio.
In questo modo i medici hanno potuto contattare i familiari non solo per avvisarli che la 42enne non era scomparsa ma si trovava in ospedale ma anche per comprendere la sua storia clinica e prescriverle la giusta cura salvandole la vita. La poverina era stata trovata la sera dell’8 dicembre vicino al distributore di benzina in via delle Sorgenti. Si trovava in stato confusionale e con forti convulsioni. All’arrivo del personale del 118 ha perso conoscenza ed è stata trasportata in codice rosso al pronto soccorso per poi essere trasferita in terapia intensiva. Erano necessarie appropriate terapie farmacologiche ma, non conoscendo la sua anamnesi, i sanitari non sapevano quale direzione imboccare per curarla. I Carabinieri così si sono messi subito al lavoro ma gli elementi a loro disposizione erano pochissimi. Tuttavia la necessità aguzza l’ingegno e così le Forze dell’Ordine, vedendo due nomi tatuati sul braccio della 42enne, hanno avviato un’indagine certosina cercando sui registri dell’anagrafe due fratelli corrispondenti a quei nomi. Ne hanno addirittura 364. A quel punto, uno ad uno sono stati verificati i rapporti di parentela, trovando diverse combinazioni di parenti. Una volta acquisite le foto, tramite social, delle madri queste sono state confrontate con quelle della donna che così è stata identificata. I medici a quel punto hanno individuato la terapia corretta salvandole la vita. I tatuaggi, talvolta demonizzati e visti con pregiudizio, a volte si rivelano utilissimi ai fini dell’identificazione: anche il corpo di una delle vittime della funivia del Mottarone, Vittorio Zorloni, fu riconosciuto proprio grazie ad un tatuaggio.
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