Oltre mezzo milione di euro: questa la cifra che un’infermiera trevigiana dovrà sborsare per aver somministrato vaccini finti ai bambini.
C’è chi non vede l’ora di far inoculare il vaccino anti Covid ai propri figli, come il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri e chi, al contrario, si rifiuta di somministrare i vaccini anche ai figli degli altri. E’ il caso dell’infermiera trevigiana Emanuela Petrillo, accusata di non aver vaccinato bambini sottoposti a profilassi. La donna ora è stata condannata dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia e dovrà risarcire l’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale con 550mila euro, oltre ad interessi legali e spese di giustizia. Non si tratta, tuttavia, del vaccino anti Covid che, a breve, verrà somministrato anche ai bimbi con meno di 12 anni. I fatti in questione si riferiscono al periodo che va dal 2009 al 2015, quando l’infermiera era in servizio in Friuli. Era stato però in Veneto, nel 2017, che il sospetto si era concretizzato, quando si era scoperta la simulazione. Petrillo ha sempre negato sostenendo di non essere contraria ai vaccini e di aver sempre praticato le iniezioni in modo corretto. La cifra del risarcimento è stata quantificata considerando le spese per l’acquisto e la nuova somministrazione delle dosi, oltre che per l’attività informativa della campagna Vaccinare-Si e per i costi del personale impegnato nella task force attivata per verificare i casi di mancata vaccinazione.
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