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Lecco, il professore non si vaccina: “Ho tre lauree, non faccio da cavia”

Plurilaureato e precario, un docente si oppone all’obbligo del Green Pass per gli insegnanti e non si vaccina.

Il ritorno tra i banchi a settembre, quest’anno, sarà diverso non tanto per gli alunni quanto per il personale scolastico. Da decreto ministeriale, infatti i docenti dovranno essere muniti di Green Pass. E coloro che non si presenteranno a lavoro, dopo cinque giorni subiranno la sospensione dello stipendio. Recentemente il generale Paolo Francesco Figliuolo – che affianca il Ministro della Salute Roberto Speranza nella gestione dell’Emergenza Covid – ha chiesto alle Regioni di consegnargli le liste degli insegnanti non ancora vaccinati. Richiesta che non è ancora stata accolta. Qualore trovasse accoglimento, uno dei primi nomi nella lista di Regione Lombardia sarebbe quello di Valentino Di Carlo, 41 anni, docente di Lecco presso scuole e istituti superiori. Ancora precario nonostante le sue tre Lauree in Scienze Politiche, Scienze Filosofiche e Lettere Moderne.

Nonostante la sua condizione sia già di per sé incerta non essendo titolare di una cattedra fissa, Di Carlo si oppone all’obbligo di Green Pass. Intervistato dalla Repubblica, il professore ha spiegato la sua posizione che non è assolutamente quella di un no- vax: “Vorrei intanto che fosse chiaro: io non sono contro i vaccini. Il punto non è vaccino no o vaccino sì, io sono a favore dei vaccini: quello che rasenta l’incostituzionalità è il fatto che si obblighi il lavoratore ad accedere al luogo di lavoro soltanto con il Green Pass”. Il docente plurilaureato, come molti, pur non essendo contrario ai vaccini, nutre, tuttavia, dubbi nei confronti di un farmaco sviluppato in così poco tempo quando di solito – come lo stesso professor Andrea Crisanti sosteneva mesi fa – ci vogliono almeno 5 anni per sviluppare un vaccino che sia, al contempo, efficace e sicuro. “Vorrei vederci più chiaro e non fare la cavia: che poi sia utile vaccinare in questo momento storico per calmierare il contagio, lo capisco: però non mi si può chiedere un foglio per entrare al posto di lavoro. La mia scelta è una scelta attendista: massima fiducia nella scienza, ma sicuramente l’evoluzione del lavoro fatto dagli scienziati sul vaccino ha bisogno ancora di qualche limatura”.

Ma il professore potrebbe ottenere il Green Pass anche effettuando un semplice tampone rapido. Perché non lo fa dunque? La ragione è semplicemente quella economica. Il patentino verde viene rilasciato anche dopo un test rapido purché esso sia stato eseguito da non oltre 48 ore. Questo significa che, un docente che lavora cinque giorni a settimana, dovrebbe eseguirne almeno dune o tre per poter entrare a scuola. E Di Carlo spiega di non poterselo permettere: “E’stato anche detto che i tamponi devono essere pagati dai docenti, siamo alla follia, soprattutto per i precari: il tampone costa adesso 15 euro, ne devo fare tre a settimana, per un totale di 45 euro a settimana”.

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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