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Emmanuel, il saluto a Bergoglio e l’assassino del prete che l’aveva aiutato

Aveva dato fuoco alla cattedrale di Nantes dove lavorava come volontario nel 2019 oggi ha confessato di essere il killer di Oliver Maire prete 60 enne trovato senza vita a Saint-Laurent-sur-Sèvre nell’ovest della Francia.

Padre superiore Oliver Maire

Un prete di 60 anni Oliver Maire è stato trovato morto questa mattina a Saint-laurent-sur-Sèrve, in Vandea e il suo presunto assassino si è consegnato sempre questa mattina alla polizia d’Oltralpe affermando di aver ucciso un religioso. A darne la notizia la gendarmeria di Mortagne-sur-Sèrve e la diocesi, e nello stesso momento un messaggio su twitter da parte del ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin rivolto alla comunità cattolica presente in Francia “Tutto il mio sostegno ai cattolici del Paese dopo il drammatico assassinio di un prete in Vandea”. Il ministro si è anche recato sul posto per incontrare i membri della congregazione a cui apparteneva il padre superiore Maire, i missionari Monfortani. Dalle prime dichiarazioni dell’agenzia Afp, l’assassino del prete dovrebbe essere il rifugiato originario del Ruanda Emmanuel Abayisenga, arrivato in Francia 8 anni fa, e attualmente sotto controllo giudiziario per l’inchiesta sull’incendio della cattedrale di Nantes. L’uomo era stato accolto presso la comunità cattolica che operava nella cattedrale di Nantes come volontario ed era un membro rispettato e conosciuto di tale comunità, il suo compito era quello di controllare che nella cattedrale fosse tutto a posto. Secondo i media francesi, l’uomo avrebbe avuto anche modo di avvicinare Papa Francesco alcuni anni fa. come proverebbe uno scatto che lo ritrae insieme al Pontefice.

L’uomo aveva chiesto di ricevere lo status di rifugiato per poter rimanere in Francia, e dopo che la sua richiesta era stata rifiutata aveva “cercato di regolarizzare la sua situazione sulla base dei problemi mentali di cui soffriva” secondo quanto dichiarato dal procuratore. L’uomo soffriva infatti di disturbi psichici e dopo il rifiuto aveva ricevuto anche l’ordine di espulsione, ma era stato trattenuto in Francia sotto sorveglianza giudiziaria per l’incendio della cattedrale.

Oggi l’uomo confessa l’assassinio del prete e si giustifica dicendo che non riuscendo in nessun modo a rinnovare il suo visto scaduto era ormai diventato esasperato, e temeva di essere rimandato in Ruanda. Arrivano tempestive le parole di Marie Le Pen leader dell’estrema destra francese, che twitta attaccando il ministro dell’Interno “In Francia si può essere clandestini, incendiare la cattedrale di Nantes, non essere mai espulsi e assassinare un prete: è il completo fallimento dello stato e di Grerard Darmanin” dal canto suo il ministro Darmanin risponde con un altro tweet “che parole indegne! Invece di esprimere compassione ai cattolici che hanno accolto questo assassino, la signora Le Pen polemizza senza conoscere i fatti”. Insomma una lotta all’ultimo tweet sull’argomento più combattuto a livello globale da molti anni a questa parte ossia l’immigrazione, capace di dividere qualsiasi governo a metà.

Pubblicato da
Chiara Cipolloni

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