Nel caso Grillo spuntano ancora nuovi elementi, diffusi dalla difesa dei quattro ragazzi che parla anche di un altro video, tagliato però proprio dagli indagati.
Ciro Grillo torna a difendersi tramite il suo legale dalle accuse di stupro, tirando in ballo come prove dell’innocenza sua e dei suoi tre amici un nuovo video inerente al rapporto sessuale con la presunta vittima della violenza ed altri elementi rinvenuti sui social network dal suo avvocato. La procura di Tempio Pausania dovrà ora tenere conto di queste nuove prove presentate dalla Difesa che includerebbero “mi piace” messo ad una foto del presunto stupratore su Instagram proprio dalla sua vittima il giorno dopo il rapporto.
Secondo i legali, questa prova – come è successo già in un altro caso analogo – dimostrerebbe che la ragazza aveva un rapporto sereno con i ragazzi accusati di stupro nonostante la versione della giovane sia molto diversa e parli esplicitamente di violenza sessuale reiterata in gruppo: “Questo elemento dimostra quanto il clima fosse disteso quella sera e all’indomani dei fatti”, spiega chi segue il caso, specificando che il “mi piace” in questione è stato misteriosamente rimosso dal social qualche tempo dopo la denuncia. Ma i legali di Grillo hanno anche un altro elemento in mano, come hanno detto alla Procura che segue il caso.
Infatti, Grillo e tre amici comparirebbero in un terzo video che immortala la presunta violenza che però è stato tagliato per cancellare dall’inquadratura Vittorio, uno dei quattro ragazzi del gruppo: “Era fidanzato quindi non volevamo si vedesse”, spiegano i ragazzi escludendo che il video sia stato manipolato da loro stessi per cancellare magari alcune sequenze incriminanti. I legali rispondono anche all’accusa che alcool e droga possano aver portato i ragazzi a compiere una violenza: “Erano tutti consapevoli di cosa stavano facendo”, ripetono i legali spiegando che sia la giovane che i quattro avevano sì fatto uso di alcolici ma non fino al punto da stordirsi e non capire cosa stesse accadendo in quella stanza quella notte del luglio 2019. Dal canto suo, anche l’accusa ha presentato elementi raccolti sui social per dimostrare invece che il rapporto era tutto meno che consensuale. Adesso, sta ai magistrati valutare le prove per poi emanare un verdetto.
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