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Cronaca

L’ergastolo per chi ha ucciso il carabiniere Mario Cerciello è una vergona, dice la difesa

La sentenza di primo grado del processo per l’omicidio del Carabiniere Mario Cerciello Rega accoglie totalmente le richieste della Procura: ergastolo per Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth. 

Getty Images/Antonio Masiello/archivio

La Prima Corte d’Assise di Roma ha emesso la sentenza di primo grado per Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth – i due statunitensi colpevoli dell’omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega: entrambi i giovani sono stati condannati all’ergastolo, con una decisione presa dalla Corte nella tarda serata di ieri, dopo oltre 13 ore di camera di consiglio. Il procedimento nei confronti di Elder e Hjorth era cominciato il 26 febbraio del 2020, arrivando ieri a sentenza dopo oltre 50 udienze.

Dura la reazione della difesa dei due giovani statunitensi, con l’avvocato Renato Borzone – legale di Elder – che ha definito la sentenza “una vergogna per l’Italia, con dei giudici che non vogliono vedere quello che è emerso durante le indagini e il processo. Non ho visto una cosa così indegna, faremo appello“. Simile la posizione di Fabio Alonzi, avvocato difensore di Christian Natale Hjorth, secondo il quale il suo assistito è “assolutamente innocente“. Al momento della lettura del dispositivo – che ha accolto le richieste avanzate dalla Procura di Roma – Elder, che fu colui che materialmente accoltellò Cerciello – è scoppiato in lacrime.

Dopo l’udienza, anche Rosa Maria Esilio, vedova del Carabiniere, ha commentato la sentenza dei giudici: “Nessuna condanna mi ridarà indietro Mario, non ci ridarà la nostra vita insieme. Oggi è stata messa la prima pietra per una giustizia nuova. La sua integrità è stata difesa e dimostrata, nonostante da morto abbia dovuto subire tante insinuazioni“. Poi, sciogliendosi in un pianto liberatorio, ha abbracciato il fratello di Mario dicendo: “Non morirà più“.

Mario Cerciello Rega fu ucciso la notte del 26 luglio del 2019 in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, a Roma, quando insieme al collega Andrea Varriale rimase coinvolto in un conflitto corpo a corpo con i due statunitensi, nel tentativo di effettuare un “cavallo di ritorno“: la restituzione, dietro pagamento di un riscatto, di un oggetto di valore precedentemente rubato, nella fattispecie un borsello. Durante la colluttazione Elder ha improvvisamente estratto un coltello da marines che portava con sé, ed ha colpito undici volte il Carabiniere, morto poco dopo la corsa in ambulanza verso l’ospedale Santo Spirito.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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