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Il Vaticano si è accorto di essere azionista di Novartis, l’azienda che produce la pillola del giorno dopo

Un’inchiesta della trasmissione Rai Report ha fatto emergere una verità che ha dell’incredibile. Il Vaticano avrebbe finanziato l’azienda che produce la pillola del giorno dopo.

Getty Immages/Alberto Pizzoli

Dopo lo scandalo del Cardinale Becciu, un’altra “bomba” è pronta ad esplodere sulla Santa Sede. Una realtà che ha dell’incredibile quella raccontata da Libero Milone ai microfoni di Report. Milone, dal 2015 fino al 2017, è stato revisore generale del Vaticano. Stando alle sue parole, parte dei soldi del Vaticano sono stati usati per finanziare una azienda che produce la pillola del giorno dopo. Che essa abbia scopo  contraccettivo o abortivo in questa situazione fa poca differenza poiché, in ogni caso, il suo utilizzo è in netto contrasto con la dottrina della Chiesa Cattolica. Ma non è tutto: il Vaticano figurerebbe tra gli azionisti della casa farmaceutica svizzera Novartis, che produce contraccettivi attraverso la sua controllata Sandoz.  Fino al 2016 appartenevano alla Santa Sede  quote azionarie per un valore di circa 20 milioni di euro in due industrie farmaceutiche: Novartis e Roche. L’A.P.S.A. – l’organo che gestisce i fondi del Vaticano – avrebbe pertanto investito i soldi del Vaticano in una società farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo.  L’ufficio dell’allora revisore generale – Libero Milone, per l’appunto – ha segnalato subito l’investimento alle alte gerarchie vaticane. A quel punto, per evitare lo scandalo, le quote di Novartis sono state cedute.

E le sorprese non finiscono qui. Stando a quanto emerso dall’inchiesta della trasmissione Rai, la maggior parte dei professionisti scelti dagli ultimi pontefici – Benedetto XVI e Francesco I –  per vigilare sulla trasparenza e la correttezza delle transazioni finanziarie, hanno avuto vita dura. La loro azione è stata sistematicamente boicottata. I responsabili dell’antiriciclaggio e della revisione contabile della Santa Sede tra il 2011 e il 2017 hanno raccontato di aver subito situazioni al limite del mobbing:  dossieraggi, computer violati, microspie e minacce di arresto. Ci sono anche testimonianze inedite secondo cui la Santa Sede avrebbe potuto evitare la presunta truffa del palazzo di Londra, costato 400 milioni di euro. L’ufficio del revisore generale della Santa Sede aveva infatti scoperto l’investimento nella primavera del 2016. Se non ché la Segreteria di Stato vaticana non ha mai fornito la documentazione richiesta.

 

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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