Nessun blocco dei licenziamenti per i 60 autisti di Ares 118 che sono stati assunti ad inizio pandemia ed ora, sono a casa senza rinnovo, in piena terza ondata.
Ad inizio pandemia sono stati assunti 60 autisti per prestare servizio nel 118, in piena emergenza e con tempi molto stretti. Gli operatori sono stati formati con un corso intensivo e l’esperienza che si sono fatti sul campo, con il duro lavoro, in un momento così eccezionale, li ha sicuramente messi a dura prova. Gli uomini e le donne che hanno lavorato come autisti sono stati assunti da un’agenzia interinale e non direttamente da Ares (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) in un momento in cui il concorso per autisti ha avuto dei rallentamenti a causa del covid-19. A Febbraio 2021 però sono stati nominati i vincitori del concorso ed il loro contratto non è stato rinnovato.
“Siamo formati, non lasciateci in panchina in piena terza ondata” hanno detto Antonietta, Andrea, Gianbasilio e Valerio che sono quattro portavoce delle persone licenziate. Ribadendo che la volontà non è quella di sostituirsi a chi ha vinto regolarmente il concorso, ma di collaborare con queste persone dato che l’emergenza non è ancora finita, anzi, siamo nell’occhio del ciclone della terza ondata. Tutte le persone al momento della firma del contratto erano a conoscenza del fatto che l’agenzia interinale lo avrebbe mantenuto attivo fino alla conclusione delle procedure del concorso, ma l’appello dei lavoratori è quello di farli lavorare al fianco dei loro colleghi ed essere di supporto in questo delicato momento. Hanno lavorato duramente in questi mesi e sono stati nominati eroi come tutto il comparto sanitario e adesso si sentono messi da parte nel momento più sbagliato “Siamo ancora in piena emergenza sanitaria, nel vivo della battaglia, e quello che vogliamo è ritornare sul campo” hanno spiegato.
Conoscendo dall’interno le difficoltà che si possono incontrare dato l’intensivo anno di lavoro che hanno passato i 60 autisti del 118, si sono proposti per ricoprire quei ruoli che ancora oggi sono mancanti all’interno delle ambulanze. Per esempio poter ricoprire il ruolo della ‘terza figura’ che spesso manca all’interno delle ambulanze e questo porta a dover chiedere un supporto esterno alla centrale. E non sono casi isolati ma, dovendo contrastare l’innalzarsi del picco dei contagi, il personale è ad oggi ancora carente e mettere a casa 60 persone va contro ogni logica.
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