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Economia

Condono, lo Stato rinuncia a riscuotere 987 miliardi di crediti

Dopo una lunga discussione in Consiglio dei Ministri, il Governo ha approvato ieri sera il Decreto Sostegni. 

Mario Draghi/Sean Gallupp/Getty Images

Con l’approvazione di ieri sera da parte del Consiglio dei Ministri, il Governo ha dato il via libera al tanto atteso Decreto Sostegni che, contando su una disponibilità di 32 miliardi d euro, oltre a sbloccare una ingente quantità di risorse per garantire rimborsi alle attività colpite dalle restrizioni anti-Covid, contiene anche l’atteso intervento di rottamazione delle cartelle esattoriali. Quest’ultimo tema è risultato uno di quelli maggiormente contesi tra le forze politiche che sostengono l’Esecutivo guidato dal Premier Mario Draghi, con un punto di mediazione che è stato trovato soltanto dopo una lunga discussione avvenuta nel corso del CdM.

La bozza iniziale di intervento, che prevedeva la cancellazione tout-court di tutte le cartelle relative al periodo 2000-2015 di peso inferiore ai 5 mila euro – per un totale di circa 61 milioni di pratiche – non ha infatti trovato l’approvazione di parte della Maggioranza, che ha spinto fino all’ultimo affinché si inserissero ulteriori paletti al fine di limitare il numero complessivo di pratiche condonate. Si è così arrivati all’accordo finale, che prevede la cancellazione di tutte quelle cartelle che, al di sotto di un tetto d’importo di 5 mila euro, riguardino quei contribuenti che dimostrino un reddito Irpef inferiore ai 30mila euro.

Un intervento che lo stesso Draghi, nel corso della conferenza stampa con cui nella serata di ieri ha presentato il Decreto, ha definito “un condono“, voluto per permettere “all’amministrazione di perseguire la lotta all’evasione anche in modo più efficiente“. Secondo il Premier “è chiaro che lo Stato non ha funzionato ed è importante che sia prevista una piccola riforma dei meccanismi di riscossione e discarico delle cartelle“.

Il totale delle cartelle riferite al periodo 2000-2015 con importo massimo di 5 mila euro corrisponde ad un totale di 987 miliardi di crediti che lo Stato vanta nei confronti dei contribuenti. Crediti che, tuttavia, risultano essere in massima parte già deteriorati: il 91%, pari a 895,8 miliardi, facendo riferimento a contribuenti deceduti o falliti, o nei confronti dei quali sono già state avviate tutte le azioni di recupero possibili, risulta infatti inesigibile.

Al di là della tanto dibattuta rottamazione delle cartelle, però, il Decreto Sostegni contiene una serie di interventi volti ad aiutare diversi settori dell’economia nazionale, alle prese con una crisi che pare non conoscere fine. E così, una parte dei 32 miliardi a disposizione verrà impiegata per rifinanziare la cassa integrazione, prorogata fino al 30 giugno 2021. La cassa integrazione in deroga – quella a cui possono avere accesso tutte le aziende, indipendentemente dal numero di dipendenti – sarà prorogata invece fino alla fine dell’anno. L’Esecutivo interviene inoltre sul blocco dei licenziamenti, prorogato fino fino a giugno per le aziende che usufruiscono della cassa integrazione ordinaria, mentre per quelle che hanno chiesto quella in deroga il blocco dei licenziamenti durerà fino al 31 ottobre.

Per quanto gli aiuti alle aziende, il Decreto Sostegni stanzia 11 miliardi di euro a fondo perduto in favore delle attività più colpite dalla crisi pandemica. Soldi che, ha assicurato il Premier, verranno erogati entro aprile attraverso una nuova, apposita piattaforma dell’Agenzia delle Entrate. La principale novità riguarda i criteri e le modalità di assegnazione dei sostegni, non più legati ai codici ATECO delle aziende – come avvenuto per i ristori – ma calcolati in base alla perdita di fatturato. In questo senso, da segnalare l’innalzamento della soglia massima per ottenere gli indennizzi – che andranno da un minimo di 1000 a un massimo di 150 mila euro – fissata ora a 10 milioni di euro. Il calcolo esatto verrà effettuato valutando la perdita media mensile tra il 2020 ed il 2019 ed inserendo poi questi valori in uno schema di 5 fasce di indennizzo: 60 per cento di indennizzo per le imprese fino a 100mila euro di fatturato, 50 per cento tra 100mila e 400mila euro, 40 per cento tra 400mila e un milione, 30 per cento tra 1 e 5 milioni, e 20 per cento tra 5 e 10 milioni.

Il Decreto interviene poi in favore dei lavoratori autonomi, con un rifinanziamento del fondo loro destinato che permette, in base la reddito, la riduzione o la cancellazione dei contributi da versare.

Previste, infine, anche la proroga del reddito di cittadinanza – cui viene destinato 1 miliardo – e del reddito di emergenza – rifinanziato con 1,5 miliardi. Il Decreto Ristori dispone inoltre che venga anche prorogata l’attività dei navigator, il cui contratto si avvicinava alla scadenza e che ora vedranno invece prolungato il loro periodo di attività.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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