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Cronaca

“Il vaccino AstraZeneca può essere somministrato anche a soggetti a rischio trombosi”

Le morti per trombosi di persone che avevano da poco ricevuto il vaccino AstraZeneca accrescono il timore circa la sicurezza dei vaccini in tutta Europa. I dati, però, dimostrano che l’incidenza di eventi tromboembolici non ha subito alcun accrescimento in seguito all’inizio delle campagne vaccinali.

Michele Lapini/Getty Images/Archivio

I diversi casi di decesso per trombosi su persone che avevano da poco ricevuto la somministrazione del vaccino anti-Covid realizzato da AstraZeneca stanno spaventando l’Europa, con l’Ema che – in seguito alla decisione di gran parte degli Stati Membri, Italia compresa, di sospendere l’utilizzo del farmaco anglo-svedese – si trova ora costretta a verificare nuovamente sicurezza ed affidabilità del trattamento vaccinale. Eppure, nonostante non sia argomento frequentemente trattato dalle cronache, le morti per tromboembolismo polmonare sono in realtà ben più frequenti di quanto non si possa immaginare.

A spiegarlo è il professor Paolo Gresele, presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi, che raggiunto da Huffington Post ha spiegato come i casi di  trombosi oscillino, nel nostro Paese, tra i 71 e i 117 episodi su 100 mila abitanti ogni anno, per un totale di oltre 65 mila. Tenendo conto che i dati riferiti al vaccino AstraZeneca – sulla cui effettiva correlazione rimane ancora da fare chiarezza – sono riconosciuti dall’Ema come circa 30 su 5 milioni di vaccinazioni, il dato risulta, rispetto all’andamento standard dei casi, sostanzialmente nullo: 0,6 casi ogni 100 mila abitanti. Si tratta, secondo Gresele, di “incidenze più basse di quelle attese nella popolazione generale“.

A quanto si sa dai i numeri attuali, l’incidenza di eventi non sembra differente da quello che è il tasso di trombosi registrato nella popolazione generale“, prosegue il professore, che spiega poi che “al momento attuale non abbiamo nessuna evidenza di un nesso di casualità. I dati che sono stati registrati sono compatibili con eventi avvenuti per coincidenza“. Gresele ha poi sottolineato come il vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica anglo-svedese sia stato sottoposto, prima del via libera dell’Ema, a una serie di rigorosi controlli: “AstraZeneca è stato testato su circa 23mila persone: nessun evento trombotico registrato e nella Fase 3 la vigilanza è attentissima. Con i dati attualmente disponibili, i benefici della vaccinazione superano nettamente i rischi“, chiarisce il professore, che non mostra sull’argomento la minima esitazione: “La nostra società raccomanda di proseguire la vaccinazione in tutti i soggetti, compresi quelli che abbiano una storia pregressa di eventi trombotici o soggetti portatori condizione che aumentano il rischio trombosi“.

Dello stesso avviso anche Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed – sindacato dei medici ospedalieri – che sostiene la tesi della coincidenza attraverso un tweet in cui elenca alcuni dati: “Nei prossimi 5 mesi dovremo inoculare circa 80 mln di dosi di vaccino. Ogni giorno abbiamo una incidenza di 160 casi di tromboembolia e 350 di infarto miocardico acuto. Quanti di questi eventi si manifesteranno dopo l’inoculo del vaccino? Statisticamente è una probabilità elevatissima“.

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Conferme, in questo senso, arrivano dall’Inghilterra, dove sono già più di 11 milioni i cittadini che hanno ricevuto il trattamento prodotto da AstraZeneca e dove i casi di eventi tromboembolici sono stati appena 15, pari allo 0,0002%.

Anche in Italia, diversi esperti hanno cercato, in questi giorni, di rassicurare la popolazione: è stato il caso del professor Fabrizio Pregliasco, così come del virologo Massimo GalliSilvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, intervenuto durante la trasmissione tv Agorà, ha spiegato  “in Italia abbiamo circa 2mila decessi al giorno per varie cause. È probabile che qualcuno muoia 3, 5 o 10 giorni dopo aver fatto il vaccino, ma magari sarebbe morto in ogni caso“.

 

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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