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Cronaca

“Qualcuno vuole che la pandemia non abbia mai fine” dice il direttore dell’Ospedale Spallanzani

Il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia critica la gestione delle campagne vaccinali, influenzate dalla estrema tutela degli interessi economici delle case farmaceutiche: “Bisogna far rispettare i patti contratti in sede europea con le aziende farmaceutiche“, afferma.

Max Cavallari/Getty Images

Con un post duro, per certi versi criptico, Francesco Vaia,  direttore dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, esprime la propria opinione sullo stato della lotta al Coronavirus in Italia e nel mondo. Non senza toni polemici per quel che riguarda errori, malfunzionamenti e storture del sistema di contrasto al virus: “Senza tentennamenti. Senza scorciatoie ma anche senza alchimie propagandistiche. Non inseguiamo le varianti, studiamole; non assecondiamo chi auspica e lavora perché non abbia mai fine“, scrive sul proprio profilo Facebook Vaia. “Con forza e determinazione, in Europa e dappertutto. Senza preclusioni e con lo sguardo dritto all’obiettivo vero: salvare le persone, tornare alla normalità“.

Un’accusa che, nonostante non chiarisca definitivamente il destinatario delle accuse, evidenzia come secondo il direttore dello Spallanzani siano numerose le cose che, in questi mesi, non hanno funzionato e che, a suo giudizio, forse non tutti gli errori siano stati commessi in buona fede.

Parole che hanno suscitato scalpore e interrogativi circa gli effettivi destinatari del post, tanto che a stretto giro lo stesso Vaia ha sentito l’esigenza di tornare a intervenire sul caso. Dopo settimane in cui il direttore dello Spallanzani ha rilasciato diverse dichiarazioni nelle quali invitava colleghi, media e politici a non terrorizzare la popolazione agitando lo spettro delle varianti virali, il medico ha precisato come, in questo momento, sia assolutamente necessario lavorare per garantire il pieno rispetto degli accordi presi dagli Stati con le case farmaceutiche rispetto alla consegna delle dosi dei vaccini.

La riduzione della contagiosità nella popolazione di ottant’anni e nel perso sanitario ci dice una cosa inequivocabile: il vaccino è una strategia fondamentale per uscire dalla pandemia, insieme alle terapie innovative come gli anticorpi monoclonali“, spiega Vaia. “Cosa dobbiamo fare: una sola cosa. Senza distrazioni, dritti all’obiettivo. Bisogna approvvigionarsi di più dosi di vaccino. Bisogna far rispettare i patti contratti in sede europea con le aziende farmaceutiche“. Una questione cruciale e che si sta rivelando particolarmente complessa, visto che tra ritardi in fase di produzione, approvvigionamenti separati condotti privatamente dai singoli Stati – come emerso mesi fa per la Germania – e condotte illecite messe in atto da fantomatici intermediari, le dosi di vaccino fin qui distribuite non rispecchiano le quantità previste dagli accordi contrattati nei mesi scorsi.

In una fase di emergenza come questa attuare una moral suasion perché si superi il brevetto e venga concesso per esempio a industrie italiane di produrre il vaccino. Bisogna anche superare la logica geopolitica: se un vaccino è sicuro ed efficace bisogna acquisirlo immediatamente“, spiega Vaia mettendo in discussione due – discutibilissimi – totem che stanno ostacolando la campagna vaccinale: la difesa, nonostante l’emergenza, dei diritti sui brevetti e l’ostracismo verso trattamenti prodotti in Stati – pensiamo soprattutto allo Sputnik russo e al Sinovac cinese – strategicamente contrapposti all’occidente. Un paradigma da trasformare, secondo Vaia: “Se lavoriamo in questa direzione usciremo dalla pandemia, diversamente si allungheranno di moltissimo i tempi“.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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