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Non c’è pace per palestre e piscine, gli esperti convincono anche Draghi. No alle riaperture

Nel corso di un incontro svolto ieri sera a Palazzo Chigi, gli esperti hanno raccomandato prudenza al Premier Draghi rispetto alle riaperture di palestre e piscine, sottolineando la crescente incidenza delle varianti virali nella diffusione del virus in Italia. 

Mario Draghi/Sean Gallup/Getty Images

Si è tenuto nella serata di ieri un vertice a Palazzo Chigi nel corso del quale il Premier Mario Draghi ha incontrato, insieme ad alcuni Ministri del suo Governo, il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. Tema della riunione operativa, le varianti del Coronavirus e le nuove misure da inserire nel provvedimento che entrerà in vigore il prossimo 6 marzo, alla scadenza dell’ultimo Dpcm varato dall’Esecutivo di Giuseppe Conte.

Un vertice nel corso del quale gli esperti hanno fatto il punto della situazione rispetto all’andamento della curva epidemiologica, soprattutto in considerazione della progressiva crescita nella diffusione delle varianti virali – quella inglese su tutte – sul nostro territorio. E hanno raccomandato prudenza sul tema delle riaperture, soprattutto per quel che riguarda attività chiuse ormai da mesi come palestre e piscine: “Abbiamo rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri dal punto di vista scientifico. Noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente“, ha spiegato Miozzo. “Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo“, ha affermato il coordinatore del Cts uscendo da Palazzo Chigi, attorno alle 20, insieme a Brusaferro e Locatelli.

All’interno, intanto, la riunione proseguiva alla presenza del Ministro dell’Economia Daniele Franco, di quello della Salute Roberto Speranza, al responsabile dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti cui si sono aggiunti Maria Stella Gelmini, Dario Franceschini e Stefano Patuanelli, rispettivamente a capo dei Ministeri degli Affari Regionali, dei Beni Culturali e dell’Agricoltura. In questa seconda parte dell’incontro, i componenti dell’Esecutivo hanno cominciato a ragionare sui parametri al di sotto dei quali consentire, nelle zone in cui il virus appare meno presente, progressive riaperture: è possibile che, considerando la situazione mutata per via della diffusione delle varianti, il Governo possa decidere di rivalutare i parametri che definiscono l’attribuzione delle Regioni alle diverse fasce di colore.

Dai Ministri, come segnale di discontinuità rispetto al precedente Esecutivo, sarebbe arrivata la richiesta di garantire un maggiore coinvolgimento del Parlamento nell’adozione dei futuri provvedimenti anti-Covid: niente più Dpcm – è l’idea di alcuni membri della squadra di Draghi – ma decreti legge da approvare in Consiglio dei Ministri e da convertire in Parlamento entro 60 giorni. Una via per la verità percorsa in un paio di occasioni anche dal Governo Conte e che, nel caso delle misure di contenimento del virus, presenta una contraddizione di fondo: il rischio, infatti, è che i provvedimenti in questione esauriscano i propri effetti, e necessitino quindi di un aggiornamento, già prima dei 60 giorni che vincolano il Parlamento a convertirli in legge.

Intanto, secondo i dati a disposizione, oltre il 30% dei contagi in Italia sarebbe dovuto, ad oggi, alla variante inglese del virus. Un dato allarmante perché capace di dare la misura della rapidità con cui questa nuova tipologia di virus si stia sostituendo a quella originaria. Secondo gli esperti, quindi, la variante inglese sarà predominante nel Paese già entro la metà di marzo: a questo ritmo, il rischio della terza ondata è concreto: a preoccupare in modo particolare è l’area di Brescia – che nel frattempo diventa zona “arancione rafforzata” – e alcuni comuni in Emilia Romagna.

Al Governo – in particolare al Premier Draghi – il compito di trovare una sintesi tra le posizioni – apparentemente inconciliabili – di aperturisti e rigoristi, un tempo contrapposti in Parlamento e ora, con l’avvento dell’ex Presidente della Bce a Palazzo Chigi, tutti parte della stessa Maggioranza. In questo senso – mentre il Ministro Speranza continua a predicare prudenza e rigore, e Matteo Salvini a invocare riaperture per bar, ristoranti, palestre e piscine – già il primo provvedimento anti-Covid dell’era Draghi potrà dare qualche indicazione sull’orientamento del nuovo Esecutivo che, per il momento, si è limitato a confermare alcune delle precedenti misure.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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