Persino una metropoli come il capoluogo lombardo, è stata numericamente dimezzata – o quasi – dall’emergenza sanitaria. E le prospettive per i mesi che verranno non sono incoraggianti.
Il Ministero della Salute informa che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 13.532 unità e portano il totale a 2.710.819. Nelle ultime ventiquattro ore 311 morti che fanno salire le vittime a 93.356 e 13.973 guariti che raggiungono quota 2.216.050.
I casi attualmente positivi scendono a 401.413, – 761 rispetto a ieri. I ricoverati scendono a 18.500, – 236 mentre nelle terapie intensive 2062 assistiti, -33da ieri.
La regione più duramente colpita dalla pandemia di Covid è stata, senza dubbi, la Lombardia. Da lì tutto è partito, prima il primo caso di Codogno e poi gli ospedali di Bergamo al collasso, i cimiteri stracolmi e i militari costretti a portare le bare fuori dalla città. Anche oggi, a distanza di un anno e oltre, la situazione del capoluogo lombardo non è rassicurante. Le varianti del virus si sono inisinuate prepotentemente in Lombardia: l’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti ha spiegato che un terzo dei nuovi contagi è da ricondursi ad una qualche variante i cui sintomi, spesso, non sono immediatamente riconoscibili perché diversi dai classici. Moratti ha commentato così la situazione: “Purtroppo le varianti sono presenti in Lombardia con una percentuale pari al 30% ma , nelle prossime settimane, potrebbe arrivare al 60-70% come sta accadendo in altri Paesi“. Non si esclude, dunque, un lockdown localizzato, soluzione fortemente caldeggiata dal microbiologo Andrea Crisanti.
La prospettiva non è incoraggiante, insomma. Il Covid è riuscito a piegare persino una metropoli come Milano, abituata a non fermarsi mai, motore economico dell’Italia, capitale della moda e degli eventi. Eppure, da inizio pandemia ad oggi, Milano si è dimezzata. Non solo per i moltissimi decessi legati al Covid. Oltre al Covid anche il lockdown, le chiusure, lo smart working, la didattica a distanza hanno contribuito a dimezzare la città. A venir meno, nel 2020, sono stati studenti, pendolari e turisti: tutte categorie che superavano addirittura i residenti, categorie che, prima del Covid-19, raddoppiavano la popolazione che ogni giorno si muoveva e spendeva in città. Numeri alla mano: prima dell’arrivo del Covid a Milano entravano ogni giorno 1,7 milioni di persone; a ottobre 2020 se ne contavano 953mila. Questo prima della zona rossa che ha costretto a nuove chiusure.
Considerando che la metropoli meneghina conta in tutto un milione 393 mila abitanti, si comprende perché Covid e lockdown hanno avuto un impatto devastante. Ma non è ancora tutto. Tra le aziende milanesi rappresentate da Confcommercio, il 70% dei dipendenti è attualmente in smart working. Ciò significa che, al momento, non prende mezzi pubblici per recarsi a lavoro, non fa colazione fuori, non pranza fuori, non fa il classico giro per negozi durante la pausa pranzo o dopo l’ufficio. E, secondo Confcommercio, la metà dei lavoratori continuerà a fare smart working anche a epidemia passata. Pertanto la crisi economica durerà più a lungo del Covid. E Milano continuerà a decimarsi.
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