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Cronaca

13.571 nuovi casi e 524 morti. Primi licenziamenti per chi rifiuta il vaccino

Sette infermieri licenziati per aver rifiutato la somministrazione del vaccino anti Covid. Dopo un ultimatum di tre giorni è arrivata la comunicazione del licenziamento via email.

Getty Images/Piero Cruciatti

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 13.571 unità che portano il totale a 2.414.166. Da ieri 524 morti che fanno salire il totale delle vittime a 83.681 e 25.015 guariti che raggiungono quota 1.806.932. Da ieri 279.762 tamponi.

I casi attualmente positivi scendono a 523.553, – 11.971 rispetto a ieri. I ricoverati scendono a 22.469, – 230 mentre in terapia intensiva 2461 assistiti, -26 rispetto a ieri.

Covid: licenziati sette infermieri “disubbidienti”

Non solo l’emergenza Covid , con le conseguenti chiusure imposte dal Governo, ha causato una marea di nuovi disoccupati. Ora anche il vaccino anti Covid rischia di produrne altrettanti. Infatti sono già scattati i primi licenziamenti per i lavoratori “disubbidienti” che non si vogliono vaccinare. In una clinica della Sassonia sono stati liquidati sette infermieri. Intervistati dall’emittente radiofonica locale MDR, hanno spiegato che dpo aver ricevuto un ultimatum di soli tre giorni, ai sette è stata inviata via email la comunicazione dell’interruzione del rapporto lavorativo. Uno degli infermieri ha altresì precisato di non essere un no-vax ma di volere solo più tempo: “Non rifiuto il vaccino, volevo solo un po’ di tempo per riflettere. Ho chiesto solo di sottopormi al trattamento più avanti”. E, in effetti, i timori riguardo al Pfizer non mancano specialmente dopo la notizia dei 23 anziani deceduti in Norvegia a seguito della somministrazione del farmaco. Tuttavia non è stato ancora chiarito un eventuale nesso causale tra vaccino e decesso, solo le autopsie potranno dirlo. E non sono mancati casi neppure in Italia: una signora di 89 anni ospite di una casa di riposo a Genova a un medico di 64 anni il quale, però, aveva patologie pregresse.

Ma il direttore del servizio infermieristico della clinica tedesca, Rene Willmer, non ammette scuse: lui e i restanti 24 infermieri sono stati vaccinati e dal 1° marzo la clinica non ammetterà più personale non vaccinato. Pertanto chi non vorrà vaccinarsi dovrà trovarsi un altro impiego. Una posizione in linea con quella espressa alcune settimane fa dall’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, il professor Massimo Galli che, addirittura, aveva sostenuto che i medici e i sanitari che rifiutano il vaccino dovrebbero cambiare mestiere. Infatti anche in Italia c’è parecchia resistenza a farsi iniettare il Pfizer da parte di medici e sanitari, specialmente in alcuni territori come l’Alto Adige.

Alcuni degli infermieri licenziati nella clinica in Sassonia stanno valutando la possibilità di intraprendere un’azione legale. Johannes A. Menke, avvocato specializzato in diritto del lavoro di Halle, ha spiegato che un licenziamento di tal fatta in tribunale non reggerebbe poiché non poggia su motivazioni sufficienti ad interrompere il rapporto di lavoro. Soprattutto perché, per il momento, in Germania – come nel resto dell’Europa – non esiste una legge che renda il vaccino anti Covid obbligatorio. Il legale ha puntualizzato: “In tribunale una simile interruzione del rapporto di lavoro starebbe su piedi estremamente traballanti. Se non c’è la vaccinazione obbligatoria contro il Covid in Germania, i datori di lavoro non possono minacciare di licenziare”.

 

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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