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Economia

Ordine pubblico e salute spaventano il Governo: rallentato l’invio delle cartelle esattoriali

L’Agenzia delle Entrate e Riscossione sono pronte a far partire le 50 milioni di notifiche relative a pagamenti fiscali arretrati, sospese durante il 2020. Ora, però, per scongiurare problemi di ordine pubblico e sanitari, si ipotizza uno scaglionamento che allungherebbe di molto i tempi di esecuzione.

 

Roberto Gualtieri/Facebook Roberto Gualtieri
Sono circa 50 milioni le lettere che, dagli uffici del Fisco, sono pronte a partire per raggiungere le abitazioni di contribuenti italiani. All’interno, chi le riceve troverà richieste di rettifiche delle dichiarazioni, di pagamenti Iva, Irpef, Irap, di tasse comunali e di multe automobilistiche. Tutte comunicazioni che, sospese all’inizio di marzo dello scorso anno con l’inizio dell’emergenza Covid, cominceranno dai prossimi giorni a viaggiare verso i loro indirizzi di destinazione.
Non tutte insieme. Questa, almeno, pare essere l’intenzione del Governo, che lavora per evitare problemi di ordine pubblico e sanitari, con l’idea di scaglionare l’invio di decine di milioni di cartelle esattoriali e avvisi di accertamento che sono dati in arrivo quest’anno da Riscossione ed Agenzia delle Entrate: in teoria, per rispettare le tabelle di marcia, si dovrebbe viaggiare su un ritmo di circa 4 milioni di raccomandate al mese.
Eppure, segnalano i tecnici, una diluizione di questo tipo potrebbe non essere sufficiente. Il rischio, infatti, è che l’intero sistema finisca per ingolfarsi, con agenzie fiscali e uffici postali che – in piena pandemia – potrebbero andare in difficoltà qualora non venisse drasticamente ridotto il numero di notifiche mensili, che potrebbero così scendere dai 4 milioni previsti, fino ad un milione: se così fosse, l’invio del totale delle lettere sarebbe spalmato su un periodo complessivo di 4 anni, e dovrebbero far slittare di un anno i nuovi avvisi e le nuove cartelle che matureranno nel triennio 2021 – 2024.
Le 50 milioni di notifiche sospese durante lo scorso anno – 34 milioni di cartelle esattoriali provenienti da Riscossione e 16 milioni di avvisi dall’Agenzia delle Entrate – si riferiscono agli anni d’imposta fino al 2018 e si sono formati proprio nel 2020, quando i diversi Decreti messi in campo nel tempo dal Governo hanno di volta in volta sospeso le attività di riscossione e notifica a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Rinvii a cui, nonostante la discussione affrontata in fase di varo del Decreto Milleproroghe, non è stata trovata alcuna soluzione. E che ora devono essere gestiti in maniera da non gravare su contribuenti in affanno e da non ingolfare un sistema già farraginoso: per farlo, l’invio di 4 milioni di notifiche al mese non sembra essere la strada migliore da seguire.
Nel Milleproroghe era stato ipotizzato un approccio che puntava ad intervenire attraverso tre strade complementari o alternative: una rottamazione, una sanatoriasaldo e stralcio” o una rateizzazione. Ipotesi bloccate da un problema di natura tecnica: questo tipo di operazioni si può avviare esclusivamente dopo che la cartella, o l’avviso, siano stati recapitati al contribuente. Il problema, in questo momento, è precedente, con le lettere che devono ancora essere spedite – da Riscossione ed Agenzia delle Entrate – e lavorate da Poste. Ad un ritmo che sarebbe insostenibile.
In una fase come questa – fanno sapere da ambienti legati alla gestione dell’ordine pubblico – le lunghe file davanti agli uffici postali per sanare pendenze fiscali potrebbero rappresentare un pericolo. Oltre al fatto che il grande affollamento davanti – o all’interno – degli uffici non sarebbe certamente il miglior viatico per contrastare la diffusione dei contagi.
Elementi che, se uniti alla difficoltà economica che moltissimi italiani si trovano a dover affrontare, fanno pensare che sia meglio cercare strategie alternative, per non gettare benzina sul fuoco di categorie già esasperate dai mesi più difficili di sempre e per le quali l’arrivo di una cartella esattoriale – con le pesanti conseguenze che ne deriverebbero – potrebbe essere un colpo tanto duro da renderne imprevedibile la reazione.
Alla luce di tutte queste valutazioni, la decisione possibile pare essere una sola: ridurre ad un milione al mese l’invio delle raccomandate allungando a quattro anni il periodo di tempo necessario a coprire tutte le pratiche aperte.
Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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