E’ stato uno dei limiti se non il limite esiziale di questo Governo: trovarsi fermo in quella strana terra di nessuno che c’è tra la propaganda e l’approssimazione. E un altro esempio, eclatante, è dato dalla riapertura delle scuole.
Per un Governo in difficoltà patente, con alleati irrequieti – il senatore Matteo Renzi ma certo, sottotraccia, lo stesso PD – rinviare sine die la data di apertura delle scuole rappresenterebbe un colpo d’immagine mortale. E si sa quanto il Governo sia attento a questo aspetto. Dunque si riapre il 7 gennaio, a confermarlo è stato il premier stesso, nel corso della Conferenza stampa di fine anno. Ma i problemi restano, irrisolti.
Ieri, 1 gennaio, dopo quasi due mesi di chiusure, si sono registrati 462 morti e 22.211 i nuovi casi. Le persone in terapia intensiva sono 2.553. Il tasso di positività è al 14,1% in ascesa rispetto ai giorni precedenti. Sulle scuole il Governo era intervenuto in merito ad esse con Dpcm del 24 ottobre, operativo dal successivo 27 ottobre, uniformando una situazione fino a quel momento lasciata alle iniziative delle singole Regioni e stabilendo la didattica a distanza imposta al 75 % passata al 100 % con il Dpcm successivo, quello del 3 novembre. Il bollettino del 2 novembre registrava 233 morti e 22.353 nuovi casi. Il rapporto positivi-tamponi era al 16,39% con 2.022 ricoveri in terapia intensiva. Il Dpcm del 3 novembre, in vigore dal 6 di quello stesso mese, stabiliva il Lockdown “soft” tuttora in vigore.
La situazione di eri non appare dissimile da quella constatata due mesi fa. Ma, nonostante questo, le scuole riaprono. Su quali criteri il premier non l’ha spiegato. Delle due l’una: se le scuole non hanno rappresentato un coefficiente di rischio rilevante, nel quadro complessivo dell’epidemia non dovevano essere chiuse, se incidono significativamente nella diffusione del virus la chiusura è stata opportuna. Il Governo ha ritenuto, chiudendole, che fosse valida la prima tesi. Ma se siamo in pericolo – e lo siamo – e se siamo stati chiusi come mandrie dentro i recinti durante le festività perchè, con questi numeri. le scuole riaprono? La sensazione che ci si trovi in una sciagurata congiuntura tra esigenze di propaganda e dilettantismo c’è e rimane. Una sensazione acuita da una strategia comunicativa che molto ha puntato sui moniti, sul costante richiamo ai pericoli, per imporre un Dpcm dietro l’altro. Certo è prevedibile che pur come le scuole aperte nel caso di un’impennata di contagi nelle prossime settimane di parlerà di effetti causati dalle “cene di Natale” o simili, ma la realtà sembra non così semplice, e non cs’ facilmente deresponsabilizzane per un Governo che si è detto essere “un modello” per il mondo intero.
Ben rappresentative dello sconcerto che la decisione sulle scuole sta suscitando sono le parole dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato “Con questi dati in crescita il Governo rifletta bene sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio. Devono restare chiuse”. E D’Amato si riferisce non al solo Lazio ma alle scuole di tutta Italia “siamo la Regione rimasta sempre in fascia gialla, che ha fatto più vaccini delle altre, possiamo permetterci di lanciare un appello” ha detto l’assessore parlando con il Messaggero “Pensare di ripartire, alle superiori, quando registriamo in Italia più di 20mila casi al giorno, non ha senso” e sottolinea “Nel Lazio quando le scuole riaprirono avevamo 300 nuovi positivi al giorno, oggi quasi 2.000“-
Ma le perplessità giungono, nitide, anche dall’interno del mondo scolastico: “La ripresa del 7 gennaio, soprattutto per quanto riguarda le scuole superiori, presenta diverse criticità“. Sono le parole Antonello Giannelli Presidente dell’Associazione nazionale presidi a Tgcom 24. Siamo in presenza, ha spiegato di “una mancata o insufficiente riorganizzazione dei trasporti che sta costringendo i Prefetti a chiedere alle scuole turni di entrata in orari scaglionati molto impegnativi“. Ha affermato Giannelli “far uscire da scuola i ragazzi alle 15 o alle 16 comporterà un rientro a casa in orari che causeranno difficoltà sia alle famiglie che allo studio domestico. Anche il personale scolastico potrebbe subire le conseguenze negative di questa turnazione estrema: i docenti degli istituti tecnici o professionali potrebbe dover iniziare alle 8 per terminare alle 16”
C’è inoltre il problema di una campagna di vaccinazione che sembra essere partita con il piede sbagliato e avrebbe bisogno del maggior numero di risorse per tener fede ad un programma ambizioso. E il primo ostacolo potrebbe essere un’accresciuta pressione nelle strutture sanitarie per fa fronte alla recrudescenza dei contagi.
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