Dopo essersi recata a casa di un uomo per un colloquio di lavoro, una donna di 43 anni di Busto Arsizio è stata aggredita, legata e seviziata per ore. Soltanto la mattina dopo i carabinieri, contattati da un amico della vittima, sono arrivati in suo soccorso.
Legata con scotch da pacchi, la bocca chiusa da un bavaglio, i vestiti strappati. Cercava di attirare l’attenzione facendo rumore, finché non ha visto comparire, dietro la porta della sua prigione improvvisata, le divise dei Carabinieri. Queste le condizioni in cui versava una donna di 43 anni di Busto Arsizio, tenuta sotto sequestro per alcune ore e salvata nella mattinata di sabato, dopo che aveva trascorso la notte di Natale a casa di un mostro che – dopo averla attirata presso la sua abitazione di Gorla Minore – altro comune del Varesotto – con la scusa di un colloquio di lavoro, aveva iniziato ad abusare di lei.
La vicenda è naturalmente oggetto di controlli e verifiche da parte dei carabinieri, che sono ora in attesa dei referti medici dopo gli esami effettuati sulla donna. Intanto, il suo aguzzino è finito in carcere con le accuse di sequestro di persona, violenza sessuale e detenzione di droga: nella sua abitazione, infatti, sono state ritrovate durante la perquisizione effettuata dai militari alcuni pacchetti contenenti cocaina e 1.600 euro in contanti.
In base ad una prima ricostruzione dei fatti, la donna si sarebbe recata la sera del 25 dicembre a casa dell’aggressore, dove i due – come da accordi – avevano cominciato a parlare di alcune proposte di lavoro. Dopo circa un’ora, secondo il racconto della vittima, la situazione sarebbe però degenerata: l’uomo, infatti, avrebbe immobilizzato la sua ospite e le avrebbe successivamente strappato i vestiti di dosso.
Fortunatamente, la donna aveva avvisato un suo conoscente del fatto che si sarebbe recata presso l’abitazione dell’aggressore ed è riuscita ad inviare alcuni messaggi di aiuto all’amico, che ha immediatamente contattato i carabinieri. Quando si sono presentati sul posto, i militari hanno ricevuto da parte del padrone di casa una serie di risposte elusive e hanno quindi desistito. Soltanto l’indomani mattina, notando che il citofono dell’abitazione risultava staccato, gli uomini dell’Arma hanno deciso di presentarsi direttamente alla porta di casa e, sentendo rumori preoccupanti provenire dall’interno, hanno bussato con insistenza fino a farsi aprire. A quel punto, si sono trovati davanti la donna, disperata e spaventatissima, imbavagliata e legata, che cercava di chiedere loro aiuto.
La donna è stata accompagnata al Pronto soccorso dell’ospedale di Busto Arsizio, mentre l’uomo, dopo un passaggio in caserma, è stato tradotto in carcere.
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