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Cronaca

17.992 nuovi casi e 674 decessi: l’immunologa Antonella Viola spiega di chi è la colpa di tutti questi morti

L’immunologa Antonella Viola ha provato ad analizzare le ragioni alla base dell’altissimo numero di morti per Covid-19 riscontrati in Italia.

Getty Images/ Marco Bertorello

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 17.992 unità e portano il totale a 1.921.778. Nelle ultime ventiquattro ore 674 morti che fanno salire il totale delle vittime a 67.894. Da ieri 179.800 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 627.798, -7545 rispetto a ieri. I guariti raggiungono quota 1.226.086 registrando un incremento di 22.272 unità. I ricoverati scendono a 25.769, -658 mentre gli assistiti in terapia intensiva sono 2855, -36 rispetto a ieri.

Covid: perché in Italia tanti morti?

Pochi giorni fa l’Italia – superando il Regno Unito – è diventata la prima nazione europea per numero di decessi per Covid-19. Un triste primato che porta ora il nostro Paese ad essere addirittura il quinto su scala mondiale, preceduto solo da Stati decisamente più popolosi come Stati Uniti, Brasile, India e Messico. Ma quali possono essere le ragioni di un così alto numero di morti?

Sicuramente un risultato tanto negativo è il prodotto di una serie di fattori diversi, ma non vi è dubbio che il progressivo indebolimento del sistema sanitario nazionale abbia contribuito in maniera importante a creare questa grave situazione. Ne è convinta anche l’immunologa Antonella Viola che, attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, prova a fare un po’ di chiarezza sulle reali cause del disastro italiano: “Prima di tutto è possibile che il nostro tasso di letalità soffra di una carenza di accuratezza nell’identificazione dei positivi“, afferma la dottoressa, convinta del fatto che nel nostro Paese le persone che hanno effettivamente contratto il virus siano di molto superiori a quelle intercettate dal sistema di tamponi messo in campo. Un fatto “già accaduto durante la prima ondata, come dimostrato poi dall’analisi sierologica effettuata in estate“, spiega Viola.

Già una circostanza come questa, da sola, sarebbe sufficiente a far “saltare tutti i calcoli” ma, secondo la dottoressa, la situazione è in realtà ancora più complessa. L’Italia, infatti, si trova costretta a fronteggiare un problema “di organizzazione ed efficienza della medicina del territorio. Abbiamo meno medici e meno infermieri, e una medicina del territorio che è stata distrutta dai tagli alla sanità“, dice confrontando la situazione italiana con quella della Germania. La progressiva riduzione delle risorse destinate alla medicina territoriale avrebbe quindi giocato un ruolo chiave in questa grave emergenza, visto che ha fatto sì che nel nostro Paese “le persone più fragili, gli anziani“, siano “meno seguite che in Germania“. Non a caso, prosegue Viola nel post, “la Germania investe per la sanità dei suoi cittadini il doppio che l’Italia” ed è inevitabile che i risultati siano diversi.

Tutte queste ragioni, secondo Viola, sono alla base dell’altissimo numero di decessi per Covid riscontrato nel nostro Paese: “Il tasso di letalità conta le persone decedute tra tutte quelle che si sono ammalate o contagiate“. In Italia questo tasso arriva al 3,5%, dice ancora l’immunologa, più alto che nella gran parte degli altri Paesi: “in Francia è del 2,4%, in Usa 1,9%, in Germania 1,6%“. Cifre che fanno riflettere e dalle quali, conclude Viola, dovremmo trarre un’importante lezione: “Investire nella sanità pubblica, nella medicina territoriale, nella formazione di medici e infermieri“.

Il problema della carenza di personale era stato sottolineato nei giorni scorsi anche dal fondatore di Emergency Gino Strada, che sottolineava come il sistema delle Usca – ritenuto strategico  per fronteggiare la pandemia – sia tuttora molto indietro rispetto alle previsioni. D’altra parte la medicina territoriale sarebbe l’unica vera forza capace di svolgere un duplice fondamentale lavoro: da una parte, seguire domiciliarmente pazienti non gravi evitando che questi vadano ad occupare posti letto negli ospedali; dall’altra contribuire in modo probabilmente decisivo ad un’opera di tracciamento dei contagi fondamentale per scongiurare una grande diffusione del virus.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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