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Cronaca

17.572 nuovi casi e 680 morti: infermiera rifiuta di vaccinarsi, il tribunale le dà ragione

Un’infermiera in servizio a Messina, dopo aver rifiutato di sottoporsi al vaccino antinfluenzale, è stata minacciata di sospensione dal lavoro. Presentato ricorso in tribunale, ha ottenuto la sospensione del decreto regionale che prevedeva l’obbligo di vaccinazione. 

Getty Images/ Filippo Monteforte

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 17.572 unità e portano il totale a 1.888.144. Nelle ultime ventiquattro ore 680 morti che portano il totale delle vittime a 66.537. Da ieri 199.489 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 645.706, -21.597 rispetto a ieri. I guariti salgono a 1.175.901 registrando un incremento di 34.495 unità. I ricoverati scendono a 26.897, – 445 mentre in terapia intensiva 2926 assistiti, -77 rispetto a ieri.

Infermiera rifiuta il vaccino: per il tribunale ha ragione

Aveva rifiutato di sottoporsi al vaccino antinfluenzale e, per questo, era le era stata annunciata una sospensione. Ora, però, una sentenza del giudice del lavoro le dà ragione, imponendo la cancellazione della misura annunciata. E’ quanto accaduto in Sicilia ad un’infermiera che, rifiutando di attenersi una ad un decreto regionale che prevede l’obbligatorietà della vaccinazione per gli operatori sanitari, ha ottenuto, oltre alla possibilità di rimanere al lavoro, anche un risarcimento di 900 euro per le spese legali, a carico dell’assessorato alla Salute.

A motivare la decisione del giudice il fatto che, secondo la legge, nonostante le vaccinazioni antinfluenzali siano fortemente raccomandate soprattutto per chi lavora in corsia, l’obbligo non possa essere imposto dalle Regioni, ma soltanto dallo Stato. E così il tribunale del lavoro ha dovuto dare ragione all’infermiera, impiegata nel Policlinico di Messina, “A prescindere dalla valutazione della ragionevolezza degli atti contestati da parte ricorrente“. La decisione di rendere obbligatoria la vaccinazione, si legge ancora nell’ordinanza del tribunale, “non appare rientrare nella competenza regionale“.

Bloccata, quindi, l’efficacia del decreto e della nota con cui l’azienda esortava la donna a sottoporsi a vaccinazione entro il prossimo 20 dicembre. Il decreto, risalente allo scorso 5 ottobre, era stato introdotto a livello regionale nel tentativo di salvaguardare gli operatori sanitari dal rischio di diventare elementi di diffusione del virus all’interno delle strutture sanitarie e con l’intenzione di escludere altre patologie, diverse dal Covid, in caso di comparsa di sintomi influenzali. Secondo quanto previsto dal provvedimento regionale, che imponeva la vaccinazione a tutto il personale impegnato nelle strutture sanitarie siciliane, rimanevano esclusi soltanto i malati di documentate patologie che rendessero pericolosa la somministrazione del trattamento.

E’ una vittoria di civiltà, che riconosce il principio di autodeterminazione del cittadino e del lavoratore“, fanno sapere dal sindacato di categoria Nursind, che sottolinea anche come la decisione del Tar vada nella direzione di tutelare il “diritto al lavoro, ex articolo 36 della Costituzione, contro la paventata ipotesi della sospensione temporanea del lavoro di quanti non si volessero sottoporre al vaccino“. Una decisione in linea con un precedente pronunciamento del Tar di Palermo che, sostenendo che la questione riguardasse “diritti inviolabili della persona umana“, ha stabilito che questi non potessero essere affievoliti da un atto amministrativo regionale.

 

Pubblicato da
Lorenzo Palmisciano

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