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Economia

L’Inps paga il ristoratore. Ma il bonifico è di cinque euro per due settimane

Un vero e proprio insulto ai sacrifici effettuati durante la pandemia a detta del ristoratore che ha ricevuto dall’Inps una cifra assolutamente irrisoria.

 

 

L’emergenza più pressante del paese che si va ad associare alla grave situazione sanitaria è senza dubbio la crisi economica che sta colpendo duramente i settori interessati da chiusure e limitazioni: e i contributi erogati dall’Inps tardano ad arrivare o, come nel caso di Nicolò, che lavora come ristoratore al centro della Capitale, fanno realmente pensare ad una presa in giro da parte delle istituzioni. L’uomo, impegnato presso il ristorante Bouvette che ha lottato con le unghie e con i denti per rimanere aperto nonostante la gravissima situazione economica del settore, si è visto infatti recapitare un bonifico che dovrebbe coprire le perdite subite nell’arco temporale dal 14 al 31 maggio 2020. L’ammontare del versamento da parte dell’Inps? Appena 5 euro.

“Ho pensato ad uno scherzo o ad una presa in giro, non volevo crederci. A questo punto potevano anche non pagarmi se è questo che valgono i miei sacrifici”, dice il ristoratore scagliandosi contro l’Inps come molti altri lavoratori che hanno atteso lunghi mesi prima di poter mettere le mani su almeno una parte della loro cassa integrazione promessa dal Governo Conte: sulla carta, i contributi dovrebbero coprire fino all’80% delle buste paga dei dipendenti dei locali ma nella realtà, la lentezza della macchina burocratica italiana ha portato ad episodi incredibili come questo: i versamenti arrivano lentamente e suddivisi in tante, piccole rate che non possono assolutamente coprire le spese a cui vanno incontro persone con un’attività da gestire e dipendenti che sperano di tornare presto al lavoro.

L’Inps paga lentamente: conviene essere disoccupati

Non è andata meglio ai proprietari del Bouvette, Andrea e Stefano Loreti – che oltre al locale possiedono anche altri due esercizi commerciali, il Dillà e il Santovini – che raccontano l’odissea affrontata anche solo per chiedere il denaro necessario ai loro 85 dipendenti: “La richiesta è stata inoltrata regolarmente ma abbiamo impiegato ben due mesi solo per inviarla: il sistema continuava a rifiutarla pur avendo seguito tutti i passi spiegati nel Dpcm che comunque non era molto chiaro e conteneva vari punti oscuri riguardo l’erogazione di questi soldi”, raccontano i proprietari dei tre ristoranti che hanno anche anticipato di tasca loro del denaro per non lasciare i dipendenti senza niente: “Per fortuna, ci sono venuti incontro”, conferma Nicolò.

E’ solo uno dei tanti casi di lavoratori che si sentono abbandonati in una situazione che con il nuovo coprifuoco può soltanto peggiorare: “Pensare che Conte ha anche incontrato alcuni ristoranti durante la prima fase del lockdown, promettendo nuovi fondi e aiuti. Non mi pare sia servito a molto”, dicono i fratelli Loreti che nel frattempo, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, hanno perso 25 dipendenti, alcuni dei quali si sono licenziati proprio non riuscendo ad ottenere il denaro promesso dall’Inps: “Alcuni di loro hanno fatto due conti e si sono resi conto che il sussidio di disoccupazione è più sostanzioso dei versamenti per chi sta in cassa integrazione. E’ una situazione assurda”, commentano i ristoratori.

Pubblicato da
Manfredi Falcetta

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