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Cronaca

Coronavirus: i cinesi hanno paura del contagio e fuggono da Milano

I cinesi tornano in patria dove la situazione relativa al Covid sembra essere sotto controllo. Ma una volta a casa devono fare una quarantena molto particolare.

 

Il Covid 19 è arrivato dalla Cina. Ma ora là la situazione sembra essere molto più sotto controllo che qui in Italia. E per questa ragione molti cinesi che da anni vivono e lavorano nel nostro Paese hanno deciso di fare ritorno in patria. Almeno per un po’. I mesi di lockdown, del resto, non hanno risparmiato neppure le loro attività. Negozi, bar e ristoranti sono semi vuoti tanto per gli italiani quanto per i cinesi. E se il Governo, con il nuovo Dpcm, introdurrà altre restrizioni come la tanto temuta chiusura anticipata per i locali, ecco che in molti hanno pensato di prendere il primo volo e tornarsene a casa.

E’ quanto sta accadendo a Milano. Milano – riporta Il Giorno – sta diventando l’epicentro dell’epidemia in Lombardia. Ieri in tutta la Regione i nuovi contagi registrati sono stati 2419 di cui 1319 tra Milano e hinterland e 604 solo a Milano città. E ieri infatti – spiega il Corriere della Sera – il volo Milano-Nanchino era pieno: 320 passeggeri sul Boeing 787 Dreamliner. Un volo che fino a qualche tempo fa durava dieci ore. Ora tra controlli per il Covid, scali e ritardi, può durarne pure ventiquattro. Quasi tutti erano passeggeri di nazionalità cinese:  una trentina addirittura sigillati in scafandri bianchi da terapia intensiva, cappuccio calato sulla testa e visiere protettive. Quasi tutti muniti di doppia mascherina: quella chirurgica e quella FFP2. Tra i tanti “fuggitivi” anche qualche piccolino che non avrebbe voluto fuggire forse: bambini italo-cinesi  che hanno dovuto lasciare la scuola e i compagni per partire improvvisamente. “Io sono milanese“- ci ha tenuto a precisare un bimbo prima di imbarcarsi sul volo per la Cina.

Ma prima di arrivare al controllo dei passaporti la procedura è lunghissima: compilazione di questionari sia cartacei sia online, accertamenti sanitari sulle condizioni di salute, tampone, impronte digitali. Ma la parte più pesante attende i passeggeri non prima, bensi dopo il volo: una volta arrivati a Nanchino li aspetta una quarantena di 14 giorni – se tutto va bene – non a casa propria ma in hotel. Perché in Cina l’isolamento domiciliare sulla “fiducia” non esiste e come dicono: “Non bisogna cedere all’influenza del cieco ottimismo. L’epidemia è più forte di una tigre”. La quarantena non è spiacevole solo perché per almeno due settimane bisogna rimanere isolati in un hotel in periferia ma anche perché il tutto è a spese degli “isolati” che devono pagare  300 yuan a notte la stanza – l’equivalente di 38 euro – e 100 yuan al giorno per colazione, pranzo e cena – circa 12 euro.

Samanta Airoldi

Fonte: Corriere della Sera, Il Giorno

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Samanta Airoldi

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