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Cronaca

Coronavirus, gli ospedali rischiano il pieno, e l’Italia non è pronta a gestire la seconda ondata

La situazione torna molto critica. In Lombardia alcuni ospedali sono di nuovo pieni nei reparti Covid.

 

L’incubo del Coronavirus ritorna. In alcune Regioni l’allarme è più forte che in altre. E, ancora una volta, è la Lombardia in testa. La situazione più preoccupante – riporta Il Giorno – si sta verificando a Milano e hinterland.  Ieri, in tutta la Regione, ci sono stati si sono 2.067 nuovi positivi: 1053 nell’area metropolitana milanese di cui 515 solo a Milano città. Quel che più preoccupa è che lRt – l’indicatore della forza del virus – che ha superato quota 2: come a dire che ogni soggetto infetto ne contagia altri due. Negli ospedali è gia scattato il primo dei quattro livelli di allerta previsti dalla Regione. Dal Pirellone si è stabilito che al 151esimo ricovero in terapia intensiva verranno riaperti i due reparti Covid allestiti durante il lockdown alla Fiera di Milano e in quella di Bergamo. Tuttavia, già da ieri, i reparti di pronto soccorso dell’ospedale Sacco e del Fatebenefratelli di Milano hanno deciso di accettare solo pazienti positivi al Coronavirus e di dirottare su altri ospedali quelli con altre patologie. Regione Lombardia – per fare fronte a questa seconda ondata di contagi – ha già predisposto  di destinare alla gestione dell’emergenza Covid 150 letti di terapia intensiva, 400 di subintensiva e altri mille nei reparti, per un totale di 1.550.

Decisamente preoccupato il direttore del reparto di Malattie Infettive del San Matteo di Pavia, il professor Raffaele Bruno il quale – ai microfoni di SkyTg24 – ha spiegato che il reparto Covid dell’ospedale è di nuovo pieno: “In questo momento noi siamo pieni. Sono di nuovo pieni tutti i letti programmati per i ricoveri Covid. Noi ora abbiamo imparato a gestire meglio la situazione ma il virus non è assolutamente cambiato. E ha concluso: “Ciò che mi preoccupa maggiormente è che il trend è in aumento”.

Covid: l’Italia ancora impreparata alla seconda ondata

E, nonostante la Lombardia, tutto sommato, sembri essere abbastanza preparata a far fronte a questa nuova risalita di contagi, l’Italia nel suo insieme sicuramente non lo è. A distanza di mesi – spiega la Repubblica – mancano circa 20.000 tra medici, infermieri e operatori sanitari. Le Regioni non hanno sfruttato appieno le risorse e questo significa che anche laddove vi saranno reparti e posti letto a suffcienza, non vi sarà chi potrà assistere i pazienti e curarli.  Non vi è nemmeno l’ ombra di quella capillare rete di medicina territoriale di cui si è tanto parlato. Mentre sono appena la metà di quanto previsto le Usca, ovvero le unità speciali di continuità assistenziale che dovrebbero assicurare l’assistenza domiciliare dei sintomatici. Anche sul fronte tamponi l’Italia non sembra essere messa bene: ancora troppo  pochi e i risultati arrivano troppo tardi il ché non consente di fare un tracciamento adeguato e utile. Ma in alcune Regioni – come il Lazio di Nicola Zingaretti – bisogna fare 12 ore per fare il test il cui risultato arriva non prima di cinque giorni. E l’App Immuni si è rivelata un flop: in pochi l’hanno scaricata. Anche perché è scaricabile solo sui modelli di cellulari più recenti, quelli che difficilemte vengono utilizzati dalla popolazione più anziana che è anche quella più a rischio. Infine, ultimo ma non ultimo nodo irrisolto, quello dei vaccini antinfluenzali che tornerebbero molto utili per fare in modo che i sintomi della semplice influenza non vengano subito scambiati con quelli del Covid, mandano a tappeto una volta e per tutte il sistema sanitario. Ma le quantità ordinate dalla Regioni non sembrano essere sufficienti. Intanto il Covid è di nuovo qui: perché lui non aspetta i tempi della politica.

Samanta Airoldi

Fonte: Il Giorno, SkyTg24, Repubblica

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Samanta Airoldi

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