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Cronaca

Il giudice Palamara espulso dalla Magistratura, ma il suo odio per Salvini non c’entra

E’ attesa per oggi la sentenza che potrebbe portare alla radiazione dalla magistratura di Luca Palamara.

Luca Palamara, ex componente del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, è stato radiato dalla Magistratura. La Procura generale della Cassazione ha chiesto ed ottenuto la pena massima per il magistrato, che già nei giorni scorsi era stato espulso dall’Anm.

Lo hanno deciso al Csm i giudici laici e togati della sezione disciplinare dopo tre ore ore di camera di consiglio. Il difensore di Palamara, Stefano Giaime Guizzi, invece, aveva chiesto l’assoluzione o, in seconda istanza, la sospensione dalle funzioni per due anni  in attesa della sentenza del processo di Perugia in cui l’ex presidente dell’Anm ex consigliere del Csm e leader di Unicost, la corrente di centro delle toghe, è imputato di corruzione.

La requisitoria, affidata al vice-procuratore generale Pietro Gaeta, si era conclusa con la richiesta di radiazione dopo aver precisato che l’obiettivo dell’accusa non è un “giudizio etico“, ma “una valutazione della particolare gravità dei fatti”, riporta Il Corriere della Sera. “L’incolpato ha tentato di condizionare la nomina al vertice del più grande e più importante ufficio giudiziari italiano, la Procura di Roma, per interessi personali, e in più voleva condizionare la nomina del procuratore di Perugia per ottenerne uno che potesse garantire interventi di vario genere nei confronti dei magistrati romani”.

Un’accusa pesante, tanto da valere la richiesta di estromissione definitiva dalla Magistratura, ma che nulla a che vedere con le dichiarazioni che lo stesso Palamara a rilasciato a proposito di Matteo Salvini e della Lega, al centro – a suo dire – di una trappola tesa dai giudici. A Palamara è stata invece contestata quella che Gaeta definisce un’opera di “denigrazione e delegittimazione sistematica, attivata su più fronti” a carico di alcuni colleghi. La vicenda che ha portato alla radiazione di Palamara ebbe inizio con l’ormai celebre riunione tenuta all’Hotel Champagne di Roma, la sera del 9 maggio 2019, alla presenza di cinque consiglieri del Csm in carica all’epoca dei fatti, insieme allo stesso Palamara e ai deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti, imputato nel processo Consip proprio su decisione della Procura di Roma.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura generale, in particolare dal procuratore Simone Perelli e dal vice Gaeta, Palamara avrebbe agito con lo scopo di pilotare la nomina del nuovo procuratore di Roma, perseguendo “interessi diversi e convergenti, condizionando il corretto funzionamento e la fisiologica interlocuzione istituzionale. C’è stata un’indebita manipolazione dei meccanismi istituzionali, in forma occulta e con soggetti esterni al Csm aventi un diretto interesse particolare alle nomine“.

Una manipolazione in cui lo stesso Palamara avrebbe giocato un ruolo cruciale, almeno secondo l’accusa che muove nei suoi confronti il vice-procuratore generale Gaeta, secondo cui il magistrato “ha avuto un ruolo primario, è stato regista e organizzatore e sceneggiatore della strategia: senza il suo operato non ci sarebbe stata la riunione all’hotel Champagne e l’interlocuzione con Lotti“, riporta AGI.  Ognuno, quella sera, aveva qualche obiettivo da raggiungere: Palamara puntava a farsi nominare procuratore aggiunto, proprio grazie alla rete di alleanze sancita dalla spartizione concordata all’Hotel Champagne, mentre l’ex ministro Luca Lotti avrebbe avuto da guadagnarne nel prosieguo del processo in corso a Roma.

Un quadro che ha portato Perelli a dire che “non siamo alla spartizione delle nomine tra gruppi correntizi, ma al sovvertimento delle regole dello Stato di diritto. Altro che porto delle nebbie, siamo al porto delle tenebre!“. I

Porto e porterò sempre la toga nel cuore. Sono consapevole di aver pagato io per tutti, per un sistema che non funziona, che è obsoleto e superato“, ha detto Luca Palamara in conferenza stampa.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Corriere della Sera, Agi

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Lorenzo Palmisciano

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