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“Voi giornalisti siete inumani e violenti”, dice Viola Giorgini – VIDEO

Uscita dal Tribunale dopo essere stata chiamata come testimone, Viola Giorgini non ha preso bene la presenza dei giornalisti all’esterno. Sul posto, anche le telecamere di Leggilo.

“Ma vi rendete conto di quello che fate? Ma guardatevi. Ho detto già tutto ciò che dovevo dire. Ma basta! Vi rendete conto? E’ inumano, e questo non è il vostro lavoro, ma una cosa violenta”. Sono state queste le parole di Viola Giorgini, una volta uscita dall’Aula di Tribunale dove, questa mattina, si è svolta oggi la seconda udienza del processo d’appello bis per l’omicidio di Marco Vannini. Viola, scortata dai suoi legali, ha schivato le domande dei giornalisti salvo poi, prima di salire in auto, definirli persone “violente” e “inumane”.

A questo punto, sento da giornalista di esprimere un pensiero. Io, e come me tutti i miei colleghi, questa mattina ci siamo alzati all’alba. Siamo arrivati, lì fuori a Piazzale Clodio, e abbiamo cominciato una mattinata apocalittica. Siamo stati sotto al sole, attentissimi e sempre in allerta. Pronti a riprendere ogni cosa senza lasciarci sfuggire nulla. Interviste, foto, domande, mascherine, distanziamento difficile da mantenere, dirette, riprese. Poi la stanchezza. La pressione di un processo sicuramente non facile. Stress e carico sulle spalle. Il dubbio di essere dalla parte giusta. L’attesa. C’è chi è abituato, chi meno, di sicuro noi noi il lavoro l’abbiamo scelto e mica ci lamentiamo. Il problema, però, è che per molti il nostro non è affatto un lavoro.

Noi, noi giornalisti, da quelli più piccoli a quelli più grandi, dobbiamo sudare ogni giorno per cercare di far capire agli altri che possiamo essere umani anche noi, buoni anche noi. Che non per forza siamo quelli cattivi che ficcano il naso nelle cose degli altri. Almeno non sempre. Che certo, sicuramente la privacy è un concetto che ci è poco comune. Ma siamo sempre noi che muoviamo le cose. Per intenderci, questo processo non sarebbe mai esistito se fossero mancate due cose: la forza di mamma Marina da un lato; la presenza dei giornalisti dall’altro. Eppure, noi giornalisti sembriamo essere il male della società. Lavoriamo e veniamo offesi, veniamo denigrati, veniamo distrutti psicologicamente per una colpa che non abbiamo. Noi lavoriamo, anche se nessuno lo vuole credere. E, vi assicuro, ciò che sembra facile può non esserlo per niente.

E quindi perché, cara Viola, questa mattina abbiamo dovuto meritare le tue offese? Tu sei un caso mediatico, tu esci da un’Aula di Tribunale, tu sai che lì fuori c’è il mondo che ti mangia. Lo vuoi scansare? Lo vuoi evitare? Mi spiace dirti che è difficile. E’ difficile da quando hai avuto a che fare con una famiglia che oggi non è nota. E se non è nota, non è certo perché si è riempita di oro. Ma perché qualcosa è accaduto, anche se non si sa bene cosa. A caso riaperto, i riflettori si sono riaccesi. Dovrai conviverci, per un po’. Ma il punto non è questo. Se non vuoi dir nulla, allora sta zitta. Fai il tuo dovere, scansaci e sali in auto. Accetta ciò che devi accettare. Fatti inseguire e fai la tua parte, ma lasciaci fare la nostra. Noi, e credo di parlare a nome di chi mi era accanto ad inseguirti, facevamo il nostro lavoro. Non credo tu ti rendessi conto di ciò che facevi, quella sera quando eri in casa Ciontoli. E, spiace dirlo, salvo i pochi che credono alla versione da te fornita, sentendoti criticare la nostra “violenza” – dov’era? – viene quasi un po’ da sorridere, a pensare alla sofferenza di #marcovannini, mentre eri in quella casa anche tu. Le offese della Giorgini sono comunque passate piuttosto inosservate, in quanto, alla fine, fanno parte dei giochi. Ma questo articolo di commento nasce con l’intento di chiedere maggiore rispetto, rispetto per una categoria che troppe volte viene denigrata e offesa. Viviamo le nostre difficoltà. Come tutti. Ma non meno di altri. E questa mattina lavoravamo. Prima che Viola Giorgini ci gettasse addosso due sue opinioni.

Chiara Feleppa

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Chiara Feleppa

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